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FINANZA/ Lo strano destino di Telecom tra Waterloo e Al Pacino

Insieme a Bernabè, ai vertici di Telecom Italia ci sono due giovani: Patuano e Luciani. Tutto sembra rispondere a una nuova moda della finanza italiana. Ce ne parla SERGIO LUCIANO

Foto Ansa Foto Ansa

Un Paese strano, anzi stranissimo. Dopo aver vivacchiato per cinquant’anni nelle retrovie europee per la graduatoria sulla presenza di donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate, ventinovesimo Paese sui trentatre censiti, l’Italia si è dotata di una legge sulle “quota rosa” che saranno obbligatorie in quei consessi, seconda soltanto, per forza impositiva, a quella in vigore in Norvegia, tanto da essere contestata per l’eccessiva direttività dalla stessa presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, prima donna a ricoprire quel ruolo. Come dire: o tutto o niente.

Qualcosa del genere sembra di poter cogliere nel vento di rinnovamento anagrafico che sta soffiando sui vertici di molte aziende italiane. Dopo decenni di gerontocrazia conclamata, adesso sembra che cinquant’anni siano il massimo per ottenere incarichi importanti. Quasi che la giovane età fosse un valore professionale in sé, come il sesso femminile. Il caso di Telecom Italia è esemplare, in questa temperie, per molte ragioni, prevalentemente positive, ma non estranee ai tempi.

Il colosso italiano delle telecomunicazioni è controllato con il 22,4% del capitale da una holding non quotata, chiamata Telco, che a sua volta fa capo per il 44% al gruppo spagnolo Telefonica e per il 56% a una compagine italiana guidata dalle Generali con Mediobanca e Intesa Sanpaolo. A Telco compete la responsabilità di designare la lista dei consiglieri di maggioranza, dalla quale viene poi nominato il capo-azienda.

Tre anni fa i soci Telco diedero luogo a un balletto di trattative che superò, per antiesteticità, le peggiori schermaglie politiche tra i partiti quando si tratta di designare i manager pubblici. Stavolta è andata meglio, perché per raggiungere l’accordo è bastata una settimana di slittamento delle scadenze di calendario: all’amministratore delegato uscente Franco Bernabè è stato sostanzialmente confermato il ruolo di capo dell’azienda, sia pure nella posizione più elevata ma meno operativa di presidente esecutivo; un top-manager dotato, insomma, delle deleghe di controllo sull’amministratore delegato vero e proprio, ma non di tutti i poteri gestionali del capo-azienda unico. Quindi Bernabè presidente, Marco Patuano amministratore delegato con responsabilità specifica sull’Italia e Luca Luciani direttore generale con responsabilità specifica sul Sud America.