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Economia e Finanza

FINANZA/ Lo strano destino di Telecom tra Waterloo e Al Pacino

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Sono due manager giovani - del ’64 il primo, del ’67 il secondo - hanno entrambi all’attivo la gestione delle attività di Telecom in Sud America, le sole che oggi diano una apprezzabile redditività e interessanti prospettive di sviluppo. Si sono rivelati validi, determinati, incisivi… niente da eccepire.

 

Due annotazioni si possono fare, però. E non riguardano l’inchiesta giudiziaria in cui Luciani è stato coinvolto proprio all’indomani dell’annuncio della nomina a direttore generale, un’inchiesta per un’oscura accusa di truffa legata a milioni di carte-sim che sarebbero state sostanzialmente regalate anziché vendute, allo scopo di gonfiare traffico e fatturato: se una cosa del genere si rivelasse vera, e nota al manager, qualunque discorso andrebbe chiuso qui, con l’espulsione del colpevole. Ma vige la sacrosanta presunzione di innocenza e su Luciani per ora non c’è che un’accusa, peraltro di correità rispetto all’ex amministratore delegato Riccardo Ruggiero.

 

No, va sottolineata una specie di ansia al ringiovanimento, propugnata soprattutto dall’attuale vertice di Mediobanca, il 53 enne presidente Renato Pagliaro e il 45 enne amministratore delegato Alberto Nagel, che dopo aver sofferto per vent’anni, insieme, il gioco della gerontocrazia per antonomasia di questo Paese, quella che si incarnava nel celeberrimo capo dell’istituto, Enrico Cuccia, e aver ancora patito la gestione del successore Maranghi e poi dell’ultimo presidente “anziano” Cesare Geronzi, sembrano spinti dalla valutazione che svecchiare i vertici manageriali sia in sé un bene: non lo è, come non è un male, e fino ad almeno i 70 anni è chiaro che anche l’età avanzata non deve essere né un pro, né un contro. Ma, come per le quote rosa, adesso le quote giovanili sembrano diventate un must.

 

Tant’è: sono mode manageriali, chiunque abbia un po’ di memoria storica ne ricorda di cotte e di crude, e soprattutto sa che sono cicliche. Per dieci anni vanno di moda le conglomerate, poi gli spin-off; poi tornano di moda le holding, poi le aggregazioni verticali… E anche nei criteri di scelta del manager c’è ciclicità e pendolarità di moventi.