BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Lo strano destino di Telecom tra Waterloo e Al Pacino

Foto AnsaFoto Ansa

Sul conto di Luciani, però - nel momento stesso in cui gli si riconoscono i meriti manageriali sull’Argentina (e non solo) e la presunzione d’innocenza nell’inchiesta - bisogna ricordare il celebre episodio di Waterloo. Per chi non lo conoscesse, s’impone una visitina a You Tube per guardare un video che ha fatto il giro del mondo, per la gaffe reiterata sulla battaglia di Waterloo citata come esempio di vittoria napoleonica, anziché come quella disfatta che fu. Ma è chiaro che non era uno svarione, bensì soltanto un lapsus: come il manager spiegò a caldo, nella foga di un discorso indubbiamente appassionato, gli era scappato un errore paradossale.

 

Il problema che quel video ancora oggi rivela è in realtà ben diverso, ed è quello di un approccio alla gestione delle risorse umane - era una convention motivazionale per i venditori della Tim - che trasuda un’impostazione retorica che di giovane non ha proprio nulla, che emana disvalori di tipo antagonista, ricorda più l’appello di Al Pacino in Ogni maledetta domenica alla squadra di football che rischiava la sconfitta che non un discorso professionale quale bisognerebbe augurarsi.

 

Per non parlare delle male parole che lo condivano (“Perché ho la faccia incazzata?” , è la domanda d’esordio del top-manager rivolto alla platea dei suoi dipendenti: una roba da scadente maestro di scuola elementare nei quartieri popolari di una città malavitosa). Da questa impostazione, la metafora bellica su cui il manager scivolò: il lavoro commerciale come battaglia contro ipotetici nemici - si suppone i concorrenti - e non a favore di qualcuno o di qualcosa (i clienti, l’efficienza del servizio): “Si sbaglia quando si è accecati dalla foga della passione - s’era schermito in manager - e mi dispiace enormemente per questa squadra favolosa che non meritava questo».