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FINANZA/ 1. Bertone: c’è un “catastrofismo” buono che può salvare l’Europa

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Eppure, è su questo terreno, più che su altri, che si gioca il futuro dell’Eurozona. È importante che dai test emerga al più presto l’importo delle necessità di capitale delle banche europee prima che si entri in una nuova stagione di turbolenze. Non si deve dimenticare che il disordine delle finanze pubbliche europee è figlio dei problemi ereditati dal sistema bancario: l’eccessiva leva utilizzata per finanziare il boom immobiliare di Dublino, Madrid o Barcellona piuttosto che la speculazione sui titoli high yield dell’area euro.

 

Finché non verranno rimossi i frutti di questi eccessi il rischio di nuove lacerazioni e nuovi buchi resterà come una pericolosa spada di Damocle che pende sulle prospettive della finanza degli Stati. Per questo, forse, sarebbe stato più opportuno partire dai bilanci delle banche per arrivare ai “tetti” sulla finanza pubblica che, su richiesta tedesca, verranno sanciti dal vertice di fine mese.

 

In questa cornice, c’è da augurarsi che l’Italia faccia proprio il suggerimento del governatore Draghi: “Appare comunque inevitabile, non appena le condizioni lo consentiranno, che si ricorra al mercato dei capitali”. L’Italia ha evitato il collasso finanziario grazie alla stabilità delle banche al culmine della crisi. Ma ora occorre un’iniezione massiccia di mezzi per istituti che stanno subendo il peso della congiuntura, a fronte di clienti che scricchiolano.

 

Dal caso Ligresti alla partita Parmalat, passando per Edison, è ormai evidente che le banche italiane sono e saranno sempre più chiamate a uno sforzo straordinario in termini di equity per tutelare un apparato produttivo comunque indebolito. Guai ad arrivare in ritardo all’appuntamento con i mercati, già alle prese con altre emergenze.



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