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SCENARIO/ 1. Fortis: c’è un nuovo "attacco" della finanza Usa all’economia reale

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Tenga conto che a ottobre (quindi solo pochi mesi fa) la Commissione europea dava la crescita italiana per il 2010 all’1,1% e quella della Gran Bretagna all’1,8%, mentre poi è stata dell’1,3% come la nostra. Il nostro deficit era previsto al 5% del Pil, mentre invece è stato del 4,6%, e il saldo primario era dato al -0,4% (il dato effettivo è del -0,1%). Il debito pubblico storico così alto certamente fa sentire il suo peso, dato che il 4,5% del Pil è andato via solo per interessi. Fortunatamente, la metà di questi è andata a investitori italiani, anche se l’altra metà va ad accrescere lo stock di debito estero.

 

Negli ultimi mesi, proprio per ridurre il debito pubblico, sono state proposte operazioni di finanza straordinaria come l’imposta patrimoniale (seppur in diverse varianti) o la dismissione di parte del patrimonio pubblico. Cosa ne pensa?

 

Il Governo è stato fortunatamente molto chiaro riguardo l’ipotesi di una patrimoniale: sarebbe assurdo punire in Italia il risparmio privato, che è la nostra maggior forza. Quando ho dimostrato che l’Italia ha tra i maggiori paesi avanzati il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil, non l’ho fatto per evidenziare che c’erano delle risorse cui attingere per abbattere il debito pubblico, ma proprio per dimostrare che non è necessario farlo.

 

In che senso?

 

Il parametro debito/Pil è quanto di più “stupido” ci sia per capire i rischi finanziari di un Paese: basti pensare che l’Irlanda fino a due anni fa ne aveva uno “splendido”. L’Italia, avendo il debito privato più basso del mondo, non ha un problema strutturale di squilibrio finanziario. Può quindi “garantire” il suo debito attraverso la ricchezza privata. Non mi permetto di dare suggerimenti su come abbattere il debito pubblico, ma sono personalmente convinto che una strada cruciale sia quella di ridurre la spesa improduttiva. Naturalmente, questa è un’operazione che ha dei costi politici, perché fa perdere voti più che guadagnarne, però è la strada principale da seguire, seppur accompagnata da ulteriori azioni, quali la vendita di alcuni cespiti di patrimonio pubblico, in particolare quelli in mano agli enti locali, che a volte sono gestiti in maniera non economica e che quindi è meglio che siano avviati verso il mercato.

 

Sempre ieri l’Istat ha diffuso i dati sulla disoccupazione, che parlano di un tasso giovanile che ha raggiunto il 29,4% a gennaio. C’è qualche speranza di risolvere questo problema?

 

La disoccupazione giovanile resta un problema cruciale, anche se va detto che il dato è in gran parte influenzato dal cronico alto tasso di disoccupazione giovanile del Mezzogiorno: nelle Isole, infatti, sfiora il 40% e nel Sud supera il 35%. Ma se consideriamo il Nord-est, abbiamo un dato intorno al 15%, inferiore a quello dell’Ile de France, mentre nel Nord-ovest (20%) è sotto il livello dell’inner London (dati Eurostat consolidati per il 2009). Un po’ di conforto ci arriva anche dalle indicazioni dell’indagine Markit di cui ho parlato prima. Sempre a febbraio, infatti, si registra una creazione di posti di lavoro al ritmo più rapido degli ultimi dieci anni.

 

(Lorenzo Torrisi)



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