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FINANZA/ 2. La corsa di petrolio e yen fa paura ai mercati

Pubblicazione:martedì 22 marzo 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Complimenti ai “dogs of war”: ieri pomeriggio il Brent con consegna a maggio ha guadagnato 2,21 dollari al barile, toccando quota 116,14 dollari sulla scorta degli attacchi dei “volenterosi” contro la Libia e della parole di Muhammar Gheddafi: «Non lasceremo il nostro petrolio a francesi, inglesi, americani o Stati cristiani nemici. Combatteremo per ogni centimetro della nostra terra e ne libereremo ogni centimetro».

 

Parole chiare che prospettano la strategia che il rais, se stretto all’angolo dagli attacchi occidentali, potrebbe porre in essere: distruggere le installazioni petrolifere e bruciare i pozzi, non a caso molti traders stanno già coprendosi con opzioni “call skew” da 150 e 200 dollari al barile da tale ipotesi. Già oggi la produzione libica di sweet crude è scesa di un quarto dai livelli pre-crisi e il presidente dell’azienda petrolifera nazionale libica ha detto chiaramente che potrebbe fermarsi nel tutto.

 

Più di un operatore a Londra è certo del fatto che l’intervento militare farà protrarre molto più del previsto il blocco delle produzioni, anche a causa dell’estensione del conflitto e del rischio contagio nell’area. Ne è certo Mohammed El-Katiri, analista all’Eurasia Group, secondo cui «un conflitto di lunga durata a questo punto è l’ipotesi più probabile e in nessuno dei principali scenari che stiamo vagliando è prevista una ripresa a breve tempo dell’export petrolifero libico».

 

Un report di Capital Economics pubblicato ieri mattina sottolinea come «il regime di Tripoli non sta mostrando alcun segnale di possibile resa e una prolungata assenza di petrolio libico sul mercato potrebbe portare i prezzi oltre i livelli massimi del 2008, quando si sfondò quota 140 dollari». Inoltre, l’effetto “positivo” del terremoto in Giappone, capace di far arretrare il prezzo del greggio sull’aspettativa di minore domanda, è stato immediatamente vanificato dal deterioramento della situazione in Siria e Bahrain, teatro di violenti scontri e di un’altrettanto spietata repressione.


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COMMENTI
22/03/2011 - Carro davanti ai buoi (J B)

"... i cittadini giapponesi decidano di cambiare di colpo le proprie abitudini di una vita e spendano tutto in ossequio alle crescita economia, ribilanciando l’economia passando dall’export alla domanda interna...." E ci risiamo con Keynes. Spesa non significa crescita. Risparmi e produttività lo sono. Ora servono risparmi, quindi tassi di interessi più elevati e yen più forte come bene ciatato nel suo articolo. Dopo il disastro di Kobe nel '95, i giapponesi risparmiavano ancora intorno al 10%. Oggi siamo al 2%. (dati BOJ) Quindi, con uno Yen debole chi comprerà i bond che il Giappone deve vendere in modo da ricostruire la propria economia? La BOJ. Una soluzione sarebbe quella di non comprare più debito Us ed Europeo e di cominciare a scaricare i 900BN di T-bills che la BOJ ha in saccoccia. Dopo tutto, sarà stupido tenere dei dollari che continuano a svalutarsi ed a rendere nulla, no? Tutto logico verrebbe da pensare. Ma non per i keynesiani della BOJ. Auguri Giappone.