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FINANZA/ 2. La corsa di petrolio e yen fa paura ai mercati

Pubblicazione:martedì 22 marzo 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Per Thorbjon Bak Jensen, analista petrolifero della Global Risk Management, «le dimostrazioni in Bahrain sono una minaccia potenziale per l’Arabia Saudita», mentre Ubs ha già alzato le sue previsioni per il prezzo del Brent sia per quest’anno che per il prossimo: quella per l’anno in corso è passata da una media di 85 dollari al barile a 103,75 dollari, mentre per il prossimo l’incremento rispetto alle stime pre-crisi è del 12% a quota 95 dollari al barile. «La nostra previsione è che la situazione attuale durerà per almeno un altro trimestre, ma il sentiment del mercato verso rischi geopolitici per le forniture ovviamente spinge a previsioni di rialzo più a lungo termine», conclude il report della banca elvetica.

 

Insomma, prepariamoci a tempi molto duri. Tanto più che, nel silenzio generale, un’altra notizia potrebbe far schizzare alle stelle il prezzo del petrolio: a 20 miglia dal punto dell’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico, la guardia costiera Usa sta seguendo l’evoluzione di una nuova chiazza petrolifera lunga 100 miglia e larga 10. Tre le ipotesi al vaglio: un deposito di petrolio sottomarino originato dal disastro dell’anno scorso e rimasto sul fondo per tutto questo tempo; un nuovo incidente in stile Macondo; la frattura del fondale in una parte del Golfo del Messico come temuto da molti studiosi di geologia. Nel caso della prima opzione, l’impatto sul mercato sarebbe minimo, ma se si trattasse di una delle altre due, salutate i record del 2008 e preparatevi ad andare in bicicletta per un po’.

 

Avete letto da qualche parte di questa notizia? Ovviamente no, gli americani sono bravissimi a fare la morale agli altri, ma quando i disastri li combinano loro cala il velo del silenzio. Ma di errori, lo scorso fine settimana è stato costellato. Per la prima volta negli ultimi dieci anni, infatti, i paesi del G7 sono intervenuti sui mercati valutari per frenare la corsa dello yen, che aveva raggiunto nei giorni scorsi un nuovo massimo storico contro il dollaro.


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COMMENTI
22/03/2011 - Carro davanti ai buoi (J B)

"... i cittadini giapponesi decidano di cambiare di colpo le proprie abitudini di una vita e spendano tutto in ossequio alle crescita economia, ribilanciando l’economia passando dall’export alla domanda interna...." E ci risiamo con Keynes. Spesa non significa crescita. Risparmi e produttività lo sono. Ora servono risparmi, quindi tassi di interessi più elevati e yen più forte come bene ciatato nel suo articolo. Dopo il disastro di Kobe nel '95, i giapponesi risparmiavano ancora intorno al 10%. Oggi siamo al 2%. (dati BOJ) Quindi, con uno Yen debole chi comprerà i bond che il Giappone deve vendere in modo da ricostruire la propria economia? La BOJ. Una soluzione sarebbe quella di non comprare più debito Us ed Europeo e di cominciare a scaricare i 900BN di T-bills che la BOJ ha in saccoccia. Dopo tutto, sarà stupido tenere dei dollari che continuano a svalutarsi ed a rendere nulla, no? Tutto logico verrebbe da pensare. Ma non per i keynesiani della BOJ. Auguri Giappone.