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ALITALIA/ Le "fantasie" su Meridiana che ricordano il caso Fiat

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Non è un caso che Il Messaggero (sempre ben informato sulle vicende della compagnia di bandiera) giovedì scorso abbia rilanciato l’ipotesi di fusione Alitalia-Meridiana fly, arricchendola di dettagli (in seguito smentiti dal vettore sardo): l’Aga Khan, dopo aver lanciato un’Opa residuale sulla sua azienda, dovrebbe “scucire” tra i 15 e i 30 milioni di euro per avere in cambio il 5-7% di Cai, cedendo simultaneamente la sua compagnia. L’accordo finale, sempre secondo il quotidiano romano, potrebbe già essere raggiunto ad aprile e già entro fine anno si dovrebbero celebrare le “nozze”. Che avrebbero anche la benedizione di Air France, dato che ostacolerebbero ulteriormente i piani di espansione nell’Europa meridionale di Lufthansa.

Ma c’è un problema, che anche Il Messaggero sembra dimenticare: allo stato attuale, nemmeno la fatidica legge 166/2008 (tanto per intenderci, quella usata per celebrare il “matrimonio” Alitalia-AirOne sotto l’egida di Cai, nonostante la posizione dominante su molte tratte) potrebbe negare l’intervento dell’Antitrust contro un’operazione dal forte sapore anti-concorrenziale.

L’Italia è, però, un Paese strano. Proprio 25 anni fa, l’Iri ha ceduto Alfa Romeo (che comprendeva da poco anche Lancia) a Fiat, anziché a Ford, per formare un unico grosso gruppo italiano nel settore automobilistico, di fatto monopolista nella produzione sul territorio nazionale, dato che in Italia (a differenza di altri paesi) non ci sono ancora stabilimenti di marchi stranieri. Oggi si vedono i frutti di questa scelta, con una Fiat che è sempre meno italiana (leggi Chrylser), cosa di cui risente anche il sistema produttivo e occupazionale.


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