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FINANZA/ 1. Così gli Usa si godono il "suicidio" dell’Europa

Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica) Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica)

Bradford Delong, ex-Vice Segretario al Tesoro Usa e ora professore di economia all’Università della California a Berkeley, ha prodotto in un saggio ancora a diffusione soltanto su supporto magnetico, alcune cifre da fare tremare sull’economia di quella chiamata un tempo la comunità economica atlantica. Rispetto al periodo precedente la recessione, abbiamo un calo della domanda di ben otto punti percentuali, tassi di disoccupazione che superano di almeno tre punti percentuali quelli generalmente considerati “sostenibili” e nessuna prova che il tasso d’inflazione di base - ossia al netto dei movimenti dei corsi dell’energia e dei prodotti agricoli - stia crescendo.

Gli Stati Uniti - non lo dice apertamente, ma lo fa capire - stanno trainando la carretta della comunità atlantica con un tasso annuo di aumento del Pil superiore al 3%, mentre l’eurozona è a rimorchio con incrementi del reddito nazionale che sfiorano l’1,5%. Se gli europei vogliono farsi del male, possono aggravare sia sé stessi, sia il resto dell’economia mondiale in una fase, come l’attuale, in cui la domanda è debole e la disoccupazione alta (due fenomeni destinati ad accentuarsi a ragione delle vicende del Nord Africa, del Medio Oriente e del Giappone).

DeLong ha ragione. Non tiene, però, conto di alcuni aspetti specifici dell’eurozona, in particolare del rischio d’insolvenza di alcuni Stati indebitatisi, per di più, soprattutto con banche di altri Stati dell’area, istituti che sarebbero i primi a essere colpiti da eventuale insolvenze sovrane.

Non credo che i rappresentanti del Governo italiano in seno al Consiglio Bce saranno in grado di incidere su una decisione che pare già assunta. Ciò dovrebbe, però, indurre a una politica di crescita più incisiva in materia di liberalizzazioni e privatizzazioni.

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