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FINANZA/ 2. I "salti" di Portogallo e Irlanda fan tremare l’Ue

Irlanda e Portogallo mettono ancora in difficoltà l’Europa, ma anche gli Stati Uniti non vivono un momento facile. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Foto Ansa Foto Ansa

Per oggi evitiamo di annoiarci con i retropensieri riguardo l’operazione Total contro la Libia e la volontà del Napoleone in sedicesimi di farsi rieleggere all’Eliseo attraverso il nuovo profilo di liberatore del Nord Africa e pensiamo alla nostra povera Europa e agli ancor peggio combinati Stati Uniti.

Guardate il grafico più in basso: ci indica che il bond decennale irlandese paga un rendimento del 10,19%! Siamo alla follia totale, soprattutto se uniamo questa situazione devastante al fatto che fino a martedì le Borse salivano, l’euro pure, mentre il dollaro continuava a languire (segnale, quest’ultimo, che ci indica come il biglietto verde sia verso la fine della sua gloriosa storia di moneta globale e bene rifugio): ieri, la temporanea inversione di tendenza, i mercati si sono resi conto che il Vecchio Continente rischia davvero di andare a gambe all’aria e si sono depressi, insieme all’euro.

 

 

Martedì pomeriggio un rumor di mercato - poi smentito - giustificava l’aumento dei tassi irlandesi con un default su alcune cedole di una delle banche nazionalizzate da Dublino, esattamente Allied Irish. Ma se la voce è stata prontamente smentita, perché lo yield ha raggiunto livelli mai conosciuti? O in Irlanda è nascosta una bomba atomica finanziaria che sta per scoppiare oppure Germania e Francia stanno tramando qualcosa. Delle due l’una: le tensioni sul debito irlandese potrebbero quindi essere una mossa deliberata favorita da Dublino per costringere l’Europa a rinegoziare gli aiuti europei oppure sono proprio le banche europee (tedesche in testa) a mettere sotto pressione il debito irlandese per costringere Dublino a nuove misure di austerità, alla garanzia del no all’haircut sul debito senior delle banche e, soprattutto, ad aumentare la corporate tax, oggi ancora al 12,5%.

Detto fatto, il cds sovrano irlandese è schizzato a 578,50 punti base: qualcuno sta giocando con il fuoco e rischia di far scoppiare davvero l’incendio alla vigilia del vertice europeo di oggi sull’allargamento del Fondo di salvataggio Ue. Un timing molto, molto sospetto. Tanto più che alla rinnovata crisi irlandese, ieri ha fatto seguito la quasi certa caduta del governo portoghese dopo la bocciatura del voto parlamentare sul pacchetto di austerity proposto per evitare il salvataggio di Ue e Fmi (a due ore dal voto finale, quando questo articolo veniva concluso, il sito del quotidiano Diario de Noticias dava per certo il “no” dell’assemblea e quindi le dimissioni di José Socrates da primo ministro e l’esponente dell’opposizione al governo di minoranza socialista, Francisco Louca, dichiarava che ormai «il Portogallo è a un passo dalla bancarotta»).


COMMENTI
24/03/2011 - Bello... (J B)

...vederla citare Von Mises e Hayek. Anche Rothbard potrebbe essere una lettura gradita per Bernanke. The Mystery of Banking, per esempio. Ma poi, forse, sarebbe troppo difficile da comprendere per lui. Diciamo il classico dei classici di Henry Hazlitt "The Ecnomy in One Lesson" è forse più indicato per il vecchio Ben. Per Draghi, invece, "Cosa è il Denaro" di Gary North/Francesco Carbone è un ottimo inizio. Volevo solo farle una domanda. Anche io credo ad un certo punto la Fed staccherà la spina, ma mi sembra ancora troppo presto. I danni non sono ancora così visibili negli US. Secondo me ancora un paio di giri di QE ci stanno e poi da professionisti quali sono, quando ci sarà una inflazione dei prezzi a due cifre, probabilmente si tireranno indietro. Se a quel punto, per la soddisfazione dei signoraggisti, la FED viene nazionalizzata ed il Congresso mette le mani sulla stampante, Weimar e Zimbawe signori. Ah, ecco la domanda: ad oggi la FED compra il 70% di T-bills. Chi li comprerà se non rinnovano il QE? Giappone e Cina? Non credo. E la crisi dei municipal bonds? Saluti