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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. I "salti" di Portogallo e Irlanda fan tremare l’Ue

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Rischiamo di ritrovarci, quindi, con un governo assente che vedrà il presidente lusitano, Anibal Cavaco Silva, costretto a rappresentare il suo Paese ad interim al vertice europeo di oggi, dove potrebbe dover presentare come credenziali la bocciatura del pacchetto economico del governo, la certa necessità di un bailout comunitario e rendimenti dei bond a 5 e 10 anni rispettivamente all’8,05% e 7,54%: default tecnico, in parole povere, visto che yields del genere non sono sostenibili. Ma l’ipotesi di crisi generale a Lisbona, però, causerebbe crolli bancari in Spagna, dove gli istituti sono pesantemente esposti sulla piazza lusitana e quindi un potenziale, quarto Stato a rischio salvataggio: a quel punto, nemmeno l’allargamento del Fondo formalmente deciso dai governi sarebbe sufficiente a colmare le necessità di rifinanziamento, ma la Germania ha già detto che non cederà di un centimetro in più.

Insomma, nuova ondata di crisi del debito, rendimenti alle stelle, cds e spreads in orbita e Borse votate al tracollo. Oppure, ritorno a più miti consigli della Merkel su indicazione diretta delle banche tedesche, anch’esse a forte rischio di perdite sull’esposizione ai Pigs. E mentre l’Europa affronta la sua prova di sopravvivenza più severa dalla nascita dell’euro, gli Usa cosa fanno? Tirano un sospiro di sollievo, ma dovranno comunque dar vita a una cura choc se vogliono restare in piedi.

I principali detentori scaricano dollari dalle loro riserve e comprano metalli fisici: solo a febbraio la Cina ha importato 245 tonnellate di argento, tramutando in metallo parte delle sue riserve in biglietti verdi, ma anche l’Iran sta riducendo la sua esposizione al dollaro attraverso massicci acquisti di oro: Teheran già detiene 300 tonnellate di oro, a fronte delle 168,4 del 1996 e continua a comprare. La stessa Libia di Gheddafi, dal canto suo, può già contare su circa 143,8 tonnellate d’oro (ma si pensa siano molte di più), un controvalore di circa 6,5 miliardi di dollari al prezzo corrente di quasi 1440 dollari l’oncia (i timori sul voto parlamentare portoghese ieri hanno messo il turbo ai bullions) e quindi sufficienti a comprarsi eserciti interi di mercenari per combattere fino alla fine. La Libia è tra i primi 25 detentori di oro al mondo e tutto il metallo fisico è detenuto dalla Banca Centrale libica sul territorio nazionale (prima della crisi a Tripoli, ora a Sebha, città al confine con Ciad e Niger), non a Londra come fanno le banche centrali di molti paesi. Stati Uniti ed Europa hanno sì congelato gli assets libici in dollari, ma non l’oro: il quale, se trasportato fuori dalla Libia, può essere facilmente venduto attraverso uno swap visto l’appetito di molti governi verso il bene rifugio per antonomasia: il valore dell’oro, infatti, non dipende dalla stabilità dei governi come accade invece per obbligazioni, assets e titoli. Dollaro in testa.


COMMENTI
24/03/2011 - Bello... (J B)

...vederla citare Von Mises e Hayek. Anche Rothbard potrebbe essere una lettura gradita per Bernanke. The Mystery of Banking, per esempio. Ma poi, forse, sarebbe troppo difficile da comprendere per lui. Diciamo il classico dei classici di Henry Hazlitt "The Ecnomy in One Lesson" è forse più indicato per il vecchio Ben. Per Draghi, invece, "Cosa è il Denaro" di Gary North/Francesco Carbone è un ottimo inizio. Volevo solo farle una domanda. Anche io credo ad un certo punto la Fed staccherà la spina, ma mi sembra ancora troppo presto. I danni non sono ancora così visibili negli US. Secondo me ancora un paio di giri di QE ci stanno e poi da professionisti quali sono, quando ci sarà una inflazione dei prezzi a due cifre, probabilmente si tireranno indietro. Se a quel punto, per la soddisfazione dei signoraggisti, la FED viene nazionalizzata ed il Congresso mette le mani sulla stampante, Weimar e Zimbawe signori. Ah, ecco la domanda: ad oggi la FED compra il 70% di T-bills. Chi li comprerà se non rinnovano il QE? Giappone e Cina? Non credo. E la crisi dei municipal bonds? Saluti