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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. I "salti" di Portogallo e Irlanda fan tremare l’Ue

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E che dire della Russia e del suo programma di acquisto di oro e valute estere che non siano il biglietto verde oppure dell’India, primo importatore mondiale di oro nonostante il prezzo record all’oncia? E quando non sono le nazioni ad acquistare oro e argento fisico, ci pensano i loro cittadini sempre più spaventati: l’argento fisico è terminato sia alla zecca statunitense che a quella canadese, in compenso ne circola il triplo della produzione mondiale sottoforma di contratti futures! Gli stessi stipulati da JP Morgan Chase e Hsbc durante il mega-corner sul prezzo, fissato nelle loro scommesse a 20 dollari l’oncia contro i quasi 37 dollari di ieri!

Insomma, per la prima volta dal secondo Dopoguerra, nel pieno di una crisi dalle tre facce (terremoto in Giappone, guerra in Libia, boom delle commodities), il dollaro non si comporta più da moneta rifugio e, anzi, scende ai minimi storici contro tutte le altre valute. Ecco il grande capolavoro di Barack Obama e della Fed prima ancora che dei furboni di Wall Street: gli Stati Uniti hanno perso la loro forza di rifugio mondiale per la finanza, un evento epocale che segna la fine del “soft power” economico e che porterà con sé, come reazione, il possibile aumento dell’hard power militare, visto che il ridimensionamento dell’impegno in Libia è solo prodromico all’attacco contro l’Iran quando questo muoverà contro l’Arabia Saudita sulla scorta della crisi sciita in Bahrein.

Cosa accadrà? Per salvare sé stessi e il dollaro, gli Usa dovranno fare un bagno di umiltà, leggersi qualche buon libro di Von Mises o Von Hayek e accettare la stessa cura cui si sta sottoponendo l’Europa, ovvero rigore di bilancio e fine immediata della monetizzazione dei debiti, altro che parlare di QE3, ovvero terzo scaglione di quantitative easing monetario. Le conseguenze sul breve periodo potranno essere negative per le Borse e probabilmente ci sarà un altro periodo di recessione, ma l’alternativa è un devastante rischio iperinflattivo e la fine del dollaro come moneta di riferimento: non è un caso che ieri Richard Fisher, governatore della Fed di Dallas, abbia dichiarato che «dopo giugno non si riscontra più necessità di ulteriori programmi espansivi, tanto più che la quantità di liquidità che circola nel sistema sta facendo registrare una straordinaria attività speculativa negli Stati Uniti. La Fed ha fatto abbastanza, ora tocca al Congresso».

A mio avviso, se l’acuirsi della crisi europea non riuscisse a mantenere artificialmente in vita il dollaro e questo dovesse repentinamente crollare, l’attuale piano di allentamento monetario (QE2) verrà bloccato anzitempo. A questa situazione macro, poi, si uniscono quotidianamente notizie tutt’altro che incoraggianti. Ecco quella di ieri: record negativo per il settore immobiliare americano. Le vendite di case nuove sono crollate in gennaio del 16,9% a quota 250mila, il dato riportato dal Dipartimento del Commercio è nettamente peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un rialzo del 2,1% a quota 290mila: su base annua la flessione è addirittura del 28%. Nel mese, inoltre, il prezzo medio di una nuova casa è sceso a 202.100 dollari, il 13,9% in meno rispetto ai 234.800 dollari di un solo mese prima. Si tratta del maggior declino su base mensile mai registrato, tale da aver portato i prezzi medi ai livelli del dicembre 2003.

Come ben vedete, la crisi libica altro non è se non un accidente della Storia, l’ultimo disperato tentativo del Napoleone in sedicesimi di non essere battuto al primo turno alle presidenziali. I guai sono ben altri. E di ben altra entità: Usa e Ue non possono sopravvivere entrambi in queste condizioni e con questi assetti, uno dei due dovrà soccombere al fine di garantire il futuro dell’altro. Temo che sarà Washington a scamparla e la Germania, per prima, porrà fine all’Unione come la conosciamo: se qualcuno deve staccare la spina, sarà il più forte. Non certo i più deboli.

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COMMENTI
24/03/2011 - Bello... (J B)

...vederla citare Von Mises e Hayek. Anche Rothbard potrebbe essere una lettura gradita per Bernanke. The Mystery of Banking, per esempio. Ma poi, forse, sarebbe troppo difficile da comprendere per lui. Diciamo il classico dei classici di Henry Hazlitt "The Ecnomy in One Lesson" è forse più indicato per il vecchio Ben. Per Draghi, invece, "Cosa è il Denaro" di Gary North/Francesco Carbone è un ottimo inizio. Volevo solo farle una domanda. Anche io credo ad un certo punto la Fed staccherà la spina, ma mi sembra ancora troppo presto. I danni non sono ancora così visibili negli US. Secondo me ancora un paio di giri di QE ci stanno e poi da professionisti quali sono, quando ci sarà una inflazione dei prezzi a due cifre, probabilmente si tireranno indietro. Se a quel punto, per la soddisfazione dei signoraggisti, la FED viene nazionalizzata ed il Congresso mette le mani sulla stampante, Weimar e Zimbawe signori. Ah, ecco la domanda: ad oggi la FED compra il 70% di T-bills. Chi li comprerà se non rinnovano il QE? Giappone e Cina? Non credo. E la crisi dei municipal bonds? Saluti