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Economia e Finanza

DL ANTI-FRANCIA/ 2. Bertone: basta una legge a coprire gli errori dell'Italia?

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Un conto, insomma, è aprire le porte dell’economia agli altri , cosa che spesso l’Italia non fa, per colpa dei suoi non pochi handicap strutturali. Altro è difendere il frutto dell’intelletto di questa e di altre generazioni. Cosa che la Francia, ma non solo, fa anche a costo di superare talvolta il confine del ridicolo (basti pensare al flop del furto fasullo dell’auto elettrica Renault a opera dei soliti cinesi), ma con indiscutibili risultati: nella farmaceutica, ad esempio, dove per respingere le avances dei tedeschi è stato in pratica imposto il matrimonio tra Sanofi e Aventis. Al contrario, l’Italia si è concentrata il più delle volte in una difesa miope dell’esistente, ovvero delle partite materiali meno pregiate o con minori prospettive, senza puntare alla difesa dei marchi vecchi e nuovi: di questo passo, non stupisce che le eccellenze italiane, quelle del quarto capitalismo, corrano il rischio di essere oggetto di un intenso shopping.

Da questo punto di vista, l’iniziativa di Tremonti ha l’indiscutibile merito di aver affrontato un problema già oggetto di leggi specifiche in tutti gli altri Paesi Ue (e non solo). Certo, come sempre capita in Italia, ci si è mossi solo sull’onda dell’emergenza, con una manovra relativamente goffa che ha avuto, come prima necessità, quella di guadagnare tempo. Ancor peggio, sta prendendo piede il malvezzo di agitare l’arma della Consob come la lancia di Don Chisciotte, quasi che il compito della Commissione fosse quello di difendere la bandiera e non gli interessi degli azionisti (più che felici per l’esito dell’operazione Bulgari). Sarebbe stato assai gradito, al proposito, leggere un intervento di Giuseppe Vegas a tutela degli interessi dei soci minori di Parmalat, che difficilmente rivedranno il prezzo pagato ai fondi che hanno venduto la loro quota a Lactalis. Ma, pur con tutti i limiti del caso, è stato riaffermato il principio sacrosanto della reciprocità, cosa che tornerà assai utile al momento di definire le partite energetiche con Parigi.

Ora, naturalmente, occorre fare di più. E meglio. Senza illudersi che le scorciatoie giuridiche possano servire a qualcosa, in assenza di una volontà precisa delle parti sociali, a partire dalle imprese. Non è certo colpa dei francesi se il capitalismo italiano, banche comprese, si è rivelato incapace a costruire una corazzata del lusso del calibro di Lvmh. Ci abbiamo provato, schierando Mediobanca e la famiglia Romiti ai vertici di Hdp: è stato un disastro.