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DL ANTI-FRANCIA/ 2. Bertone: basta una legge a coprire gli errori dell'Italia?

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Non è colpa dei francesi se Enrico Bondi si è rivelato un abile negoziatore nei confronti delle banche coinvolte nel crack, ma non ha mosso un solo dito nella direzione della crescita del gruppo via M&A, creando così i presupposti per una scalata altrui. Non è certo colpa della comunità finanziaria internazionale se il capitalismo nostrano, fitto di intrichi azionari, scatole cinesi e uso abnorme della leva per amplificare la portata del controllo si presenta come la vittima ideale per le scalate aggressive altrui, anche per aver introdotto, più per insipienza che per reale convinzione, la legge dell’Opa più permissiva in una Borsa dove, tra accordi taciti o espliciti, di contendibile c’è ben poco.

Infine, ben venga l’intervento di Tremonti se spingerà il gruppo Ferrero a uscire dal guscio. Ci aveva provato nell’85, ai tempi della contesa con Carlo De Benedetti per il controllo della Sme. Per tutta risposta, l’allora ministro delle Finanze, Bruno Visentini, inviò la Gdf negli uffici di Pino Torinese. Anche adesso si legge dell’intervento dell’Agenzia delle Entrate per “punire” i Bulgari per la vendita a Lvmh. Purtroppo, passano gli anni e gli uomini. Ma i sistemi più odiosi e illiberali restano di moda.

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