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Economia e Finanza

IL CASO/ Quella tassa "in maschera" più antipatica del canone Rai

Una manifestazione di protesta contro i tagli alla cultura (Foto Ansa)Una manifestazione di protesta contro i tagli alla cultura (Foto Ansa)

Al contrario, per aumentare la dotazione del Fus si è fatto ricorso a un’imposta di scopo in maschera, che graverà su lavoratori (in gran misura con redditi molto inferiori di coloro che frequentano i teatri) e attizzerà il fuoco di associazione di consumatori, sindacati e Parlamento. È possibile che, a ragione del marchingegno, il decreto non venga convertito o che si finisca in annose vertenze in tribunali tributari. È in ogni caso una misura altamente regressiva: quando sala, palchi e platee di una fondazione lirica hanno il “tutto esaurito”, la sovvenzione pubblica media è 300 euro a spettatore pagante. C’è, quindi, un serio problema di equità nel porre questo onere a carico di chi, a basso reddito, utilizza l’auto per esigenze vitali come andare al lavoro o svolgere la propria attività.

Inoltre, sarebbe stato saggio agganciare i finanziamenti a una vera riforma delle fondazioni, un riequilibrio tra fondazioni e “teatri di tradizione” (i più innovativi degli ultimi 25 anni), l’avvio di un cartellone nazionale (per contenere sprechi e anche peggio) con regole ferree per coproduzioni, premialità e sanzioni, il rilancio della normativa sulle sponsorizzazioni preparata ma insabbiata nei meandri del Collegio Romano. La Commissione per la predisposizione dei regolamenti ex legge Bondi si e riunita una sola volta nell’autunno del 2010. Senza nuove regole e prassi, i teatri delle nostre fondazioni resteranno i più costosi e i più sovvenzionati al mondo anche in una fase come l’attuale, in cui migliaia di famiglie hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Inevitabilmente, tra qualche anno ci sarà una nuova crisi.