BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Quella tassa "in maschera" più antipatica del canone Rai

Una manifestazione di protesta contro i tagli alla cultura (Foto Ansa) Una manifestazione di protesta contro i tagli alla cultura (Foto Ansa)

Si sarebbe, poi, dovuto anche ripensare il numero delle fondazioni (in base a numero effettivo di alzate di sipario e tasso di occupazione dei teatri da parte di pubblico pagante). Perché in Italia ne abbiamo 14 (e una trentina di “teatri di tradizione”), mentre in Gran Bretagna ci sono solo un paio di teatri “nazionali” e in Francia poco più di una “mezza dozzina”? Perché le fondazioni assorbono la metà del Fus e i “teatri di tradizione” il 6% (il resto va a circa 650 soggetti più o meno a piaggio e senza alcuna valutazione di qualità, efficienza ed efficacia)?

Si sarebbe, poi, dovuta innescare la riforma di altri comparti, come i musei: noi abbiamo 450 musei “nazionali” rispetto ai 20 della Francia e alla dozzina della Gran Bretagna. Infine, si sarebbero dovute chiudere le 324 contabilità speciali fuori bilancio del Ministero, non per le voci sulla loro gestione (chi le ascolta finisce come Dagospia o come Giovanna d’Arco), ma perché rappresentano una vera anomalia nella finanza pubblica dei Paesi Ocse. La Banca Mondiale ne ha imposto la chiusura al Burundi. Tra breve, in base alla nuova legge sulla contabilità dello Stato, dovrebbero sparire pure da noi. Troppo tardi, visti i danni che hanno comportato a cultura e beni culturali.

Il problema, in sintesi, è stato tamponato con occhiali miopi. In attesa di guai peggiori.

© Riproduzione Riservata.