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FINANZA/ C’è una banca americana pronta a fare crac

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E come ottenere le due condizioni poco fa elencate? Nei caveau libici di metalli preziosi ce ne sono a bizzeffe. Nonostante le sanzioni della comunità internazionale, Gheddafi può infatti contare su circa 143,8 tonnellate d’oro (ma si pensa siano molte di più), un controvalore di circa 6,3 miliardi di dollari al prezzo corrente. Tripoli è tra i primi 25 detentori di oro al mondo e tutto il metallo fisico è detenuto dalla Banca Centrale libica sul territorio nazionale (prima della crisi a Tripoli, ora a Sebha, città al confine con Ciad e Niger), non a Londra come fanno le banche centrali di molti paesi. Stati Uniti ed Europa hanno sì congelato gli assets libici in dollari, ma non l’oro: il quale, se trasportato fuori dalla Libia, può essere facilmente venduto attraverso contratti swap visto l’appetito di molti governi verso il bene rifugio per antonomasia. Il valore dell’oro, infatti, non dipende dalla stabilità dei governi come accade invece per obbligazioni, assets e titoli. Stesso discorso per l’argento, ragione che potrebbe vedere gli Stati Uniti molto interessati a mettere le mani su quel vero e proprio tesoro. E se l’argento dei caveau della Libia trovasse la sua via fino a quelli della JP Morgan?

Secondo punto, il dollaro e la sua necessità di rafforzamento. Il biglietto verde è al collasso, ma il combinato congiunto dell’evento bellico insieme ai guai della signora Merkel alle elezioni di domenica, ieri ha garantito un netto apprezzamento sull’euro: la via è quella, visto che già paesi come quelli del Bric scaricano dollari e comprano metalli preziosi come hedging. Ora come non mai il dollaro deve essere sostenuto affinché mantenga lo status di valuta di riserva globale con cui si possa commerciare una delle merci più importanti, quel petrolio che i ribelli anti-Gheddafi sono pronti a estrarre ed esportare.

Non è un caso che da giorni la Fed di St. Louis continui a ogni piè sospinto a rendere pubblici giudizi entusiastici sullo stato di salute dell’economia Usa, escludendo un possibile terzo ciclo di quantitative easing e, anzi, prevedendo la fine anticipata del secondo entro giugno. E il dollaro sale, sale e il prezzo dei metalli scende. Controllare il prezzo dei metalli preziosi è fondamentale poiché è un indicatore di salute delle valute, ricordate: e quando una valuta come il dollaro è così inflazionata si è costretti a scegliere fra due opzioni, iperinflazione o depressione. Ecco perché è vitale controllare il petrolio e perché è necessario manipolare il prezzo dei metalli preziosi: per il dollaro. Non ci credete? Guardate questo grafico, che rappresenta la base monetaria Usa.

 

 



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