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Economia e Finanza

FINANZA/ Pelanda: ecco il "cappio" dell'Ue che strozza l’Italia

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Al momento tutti e due i comparti di spesa stanno avendo meno soldi. Ma nel prossimo futuro bisognerà scegliere. E ciò probabilmente comporterà un conflitto tra spesa per apparati e quella per le funzioni sociali essenziali, cioè, semplificando, la scelta tra licenziare impiegati pubblici o ridurre l’assistenza medica e altre garanzie essenziali. E se non si vuole fare tale scelta, rallentando il riequilibrio della finanza pubblica, si rischia il collasso dell’euro che distruggerebbe il risparmio.

Quali opzioni abbiamo? Uscire dall’euro tornando a un moneta nazionale implicherebbe molto più rigore (tagli) che non quello richiesto per restare nell’euro stesso per evitare, appunto, la distruzione del risparmio e l’eccesso di svalutazione/inflazione. Ma applicare il rigore per restare nell’euro comporta scelte difficili che è probabile la politica non riuscirà a fare in modo ottimale. Anche perché la gente si ribella ai tagli, come vediamo in questi giorni nel Regno Unito, Portogallo, Grecia, ecc. E potrebbe votare offerte populistiche irresponsabili costringendo la politica a essere meno rigorosa per evitare tale esito.

Alzare le tasse in Italia, già ai massimi, comporterebbe una crisi della crescita. Il farle pagare a tutti via repressione fiscale è già in atto, ma non basterà e sta togliendo denaro ai consumi. Più collaborazione europea? Non c’è segno. Ci resta solo l’aumentare la crescita per ridurre i volumi dei tagli, addolcendo il rigore. Pertanto, in questa preliminare e semplificata riflessione di modello l’attenzione dei lettori dovrebbe concentrarsi sui fattori che porteranno alla crescita del mercato, salvifica, e non sulla difesa a oltranza di tutele statali non più finanziabili. 

 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
29/03/2011 - tagli (francesco scifo)

Mi pare che si possa suggerire di ridurre la spesa differenziando l'asistenza sanitaria e sociale tra i cittadini: non tutto a tutti, a prescindere dal reddito manifestato dai beni posseduti, ma rivalutare anche il ruolo delle assicurazioni private e dei servizi sanitari a pagamento, sottraendo allo stato l'onere di assistere gratis anche chi può pagare i servizi, rivalutare il ruolo delle casse mutue professionali e di categoria. Di converso dovranno però ridursi anche le tasse perchè altrimenti alcuni pagherebbero per non avere nulla. Solo riducendo il numero degli aventi diritto si garantirà l'assistenza a chi veramente ne ha bisogno. Secondo suggerimento è quello di ridurre il costo del lavoro: da un lato, non è possibile che alcuni Stati dell'Unione attirino la delocalizzazione delle imprese dall'Italia, fornendo la possiblità di manodopera a costo nettamente minore; dall'altro, l'impresa deve ritornare l'investimento conveniente per chi ha i capitali: più conveniente della finanza e più conveniente di altre speculazioni.

 
29/03/2011 - E l'evasione? (Andrea Trombetta)

E affrontare una volta per tutte, come emergenza nazionale, il tema enorme dell'evasione fiscale? Il gettito 'mancante' non è forse superiore alle decine di miliardi necessarie a ridurre il debito?