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FINANZA/ 1. La "guerra" tra Germania e Irlanda fa tremare l’Europa

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

Governanti, regolatori, politici e grande stampa si sono accorti del pericolo inflattivo: ben svegliati! D’altronde, c’è da capirli i media, soprattutto italiani: da un paio di giorni i loro occhi erano fissi su Berlino per canonizzare ex ante l’ex ministro della Difesa tedesco, dimessosi per aver copiato alcuni capitoli della sua tesi di dottorato. Quella sì che è dignità, altro che Berlusconi!

 

Peccato che il vecchio vizio della miopia mediatica non venga perso nemmeno quando un’altra notizia, forse un filino più importante, sia proprio lì a portata di mano, sempre in Germania. Tutti e tre i partiti della coalizione di governo, infatti, hanno pubblicato un documento vincolante, in base al quale Berlino non permetterà mai che il meccanismo di salvataggio europeo acquisti direttamente bonds di paesi in crisi e nemmeno dia vita a un meccanismo soft di ristrutturazione del debito attraverso il prestito agevolato a Stati in difficoltà affinché questi possano ricomprare il proprio debito dal mercato a basso costo.

 

Insomma, “niet” su tutta la linea alla vigilia del vertice europeo della prossima settimana dedicato appunto al Fondo salva-Stati e alla sua implementazione. Di più, stando al documento, qualsiasi decisione la cancelliera Merkel sottoscriverà al meeting Ue dovrà essere ratificata dal Bundestag. Ma non basta: sempre in Germania, un gruppo di 189 accademici ha sottoscritto un manifesto per allertare il Parlamento rispetto alle «fatali conseguenze per l’intero processo di integrazione europea che potrebbero scaturire dalla decisione di varcare il Rubicone di una unione del debito de facto». Peccato che venerdì scorso in Irlanda abbia trionfato alle elezioni il partito di centrosinistra Fine Gael e che il nuovo primo ministro, Enda Kenny, abbia già detto chiaramente che intende rivedere i termini del prestito da 67 miliardi di euro accordato da Ue e Fmi al suo Paese, di fatto tagliando il tasso punitivo che Dublino si trova a pagare per ottenere i finanziamenti.

 

Insomma, prepariamoci a un altro vertice che non risolverà nulla a causa dei veti incrociati. «Non riesco a ricordarmi un’altra occasione in un cui dei legislatori abbiano stilato delle linee guida così severe e nette: la Merkel ha davvero poco spazio di manovra. Ci sarà molta delusione al prossimo meeting europeo e questo metterà ulteriore pressione sui periferici dell’Unione», dichiara Hans Redeker, capo del monetario di BNP Paribas a Londra. Il quale ricorda che sull’Ue grava anche il macigno dei nuovi criteri per gli stress tests bancari che verranno varati questa settimana: se troppo blandi, distruggeranno del tutto la fiducia, se troppo duri potrebbero far ritornare sui mercati i timori per i livelli di capitalizzazione dei prestatori più deboli.


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COMMENTI
04/03/2011 - EU e politiche monetarie (Antonio Servadio)

Evidentemente l'EU non è ancora Unione: di fronte ai problemi ci si comporta ancora secondo l'angusta logica dell' "ognuno per sè". Finché persiste questa miopia l'Europa intera (comprese le due Primedonne Francia e Germania) non può in alcun modo sfuggire alla progressiva marginalizzazione politica ed economica che è già in atto. Da Berlino in poi lo scenario globale sta cambiando molto rapidamente ed è ormai del tutto ridicolo pensare che giocando in ordine sparso si possano conservare gli standard attuali di qualità della vita e di benessere economico. Peraltro, l'intero teatrino è grottesco e penoso, tutti si è assoggettati a politiche finanziarie che non sono in mano ai governi, politiche mai messe in discussione: ecco le moderne Tavole della Legge. Assieme allo scientismo, ecco qua le nuove religioni d'occidente.

 
03/03/2011 - Inviterei Bottarelli a chiarire (Fabrizio Terruzzi)

insomma mi pare che si possa riassumere la situazione nel modo seguente: agli eccessi della finanza che tendono a frenare l'economia reale si risponde con un altro eccesso di finanza in direzione opposta con l'intento di stimolarla, ma più propriamente, bisognerebbe dire, di drogarla, con il risultato di alimentare ulteriormente la speculazione (vds i provvedimenti di quantitative easing). E' logico pensare che questa spirale perversa finisca in un boom apocalittico che obbligherà i governi ad affrontare davvero i problemi di fondo che la determinano. Inviterei Bottarelli a chiarire quali, a suo giudizio, essi siano e come andrebbero risolti. Mi pare comunque evidente che gli schemi culturali-economici attuali siano piuttosto obsoleti e che ci sia una sostanziale incapacità ad elaborarne di nuovi.