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FINANZA/ 1. La "guerra" tra Germania e Irlanda fa tremare l’Europa

Pubblicazione:giovedì 3 marzo 2011

Angela Merkel (Foto Ansa) Angela Merkel (Foto Ansa)

C’è poi il petrolio a livello record, tanto che in un report Ernst&Young sottolinea a chiare lettere che se l’oro nero resterà sopra i 120 dollari per il resto dell’anno, le stime di crescita di Eurolandia scenderanno all’1,1% per il 2011 e all’1,2% per l’anno prossimo. «Pensiamo che saranno i periferici come Spagna, Grecia e Portogallo a soffrire di più per lo shock energetico, visto che non potranno rallentare il ritmo del consolidamento fiscale per tamponare i contraccolpi del caro petrolio», dichiara l’autrice del report, Marie Diron. Se poi il greggio toccherà i 150 dollari al barile, l’Europa tornerà in recessione, con rischi elevati di contagio e il default di almeno un Paese. Proprio una bella situazione da gestire in un clima di aperta ostilità tra Germania e i partner europei, parecchio infastiditi dall’atteggiamento da diktat di Berlino. Per Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco, non c’è però alternativa: «Il mio governo non ha intenzione di giungere a un compromesso sull’argomento». Come dire, flessibilità e apertura mentale tipica teutonica: prendere o lasciare.

 

Per ora la linea intransigente ha fatto presa in Olanda e Finlandia, dove il partito euroscettico True Finn sta schizzando alle stelle nei sondaggi e quindi Berlino può già contare su due alleati di ferro al suo “no” a qualsiasi ridiscussione dei tassi di interesse per i prestiti del fondo salva-Stati in nome della lotta all’azzardo morale. Peccato che l’Irlanda dovrà pagare un tasso del 5,9%, ben oltre il 2,6% a cui prende a prestito denaro l’Ue, una scelta che puzza lontano un miglio di volontà speculativa a danno di un intero popolo, già tornato alla vecchia abitudine dell’emigrazione di massa per sfuggire alla crisi. Per Jen Larsen, analista per l’Europa alla RBC ed ex direttore del Fmi, una scelta simile non ha politicamente senso: «Il fondo salva-Stati non dovrebbe essere un meccanismo per punire i paesi, ma per aiutarli a raddrizzare la nave. Ma, soprattutto, occorre ampliare il Fondo affinché possa intervenire sul mercato secondario delle obbligazioni. Se non ci sarà un accordo su questo punto, ci ritroveremo a fare i conti con il contagio». Inoltre, in caso di mancato compromesso il nuovo governo irlandese ha già minacciato tagli ai rendimenti per i creditori bancari senior, mossa che se posta in essere potrebbe innescare un rischio contagio molto alto tra i periferici e infliggere pesantissime perdite proprio alle Landesbanken tedesche: ricatto contro ricatto, quindi, l’Europa è questo.


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COMMENTI
04/03/2011 - EU e politiche monetarie (Antonio Servadio)

Evidentemente l'EU non è ancora Unione: di fronte ai problemi ci si comporta ancora secondo l'angusta logica dell' "ognuno per sè". Finché persiste questa miopia l'Europa intera (comprese le due Primedonne Francia e Germania) non può in alcun modo sfuggire alla progressiva marginalizzazione politica ed economica che è già in atto. Da Berlino in poi lo scenario globale sta cambiando molto rapidamente ed è ormai del tutto ridicolo pensare che giocando in ordine sparso si possano conservare gli standard attuali di qualità della vita e di benessere economico. Peraltro, l'intero teatrino è grottesco e penoso, tutti si è assoggettati a politiche finanziarie che non sono in mano ai governi, politiche mai messe in discussione: ecco le moderne Tavole della Legge. Assieme allo scientismo, ecco qua le nuove religioni d'occidente.

 
03/03/2011 - Inviterei Bottarelli a chiarire (Fabrizio Terruzzi)

insomma mi pare che si possa riassumere la situazione nel modo seguente: agli eccessi della finanza che tendono a frenare l'economia reale si risponde con un altro eccesso di finanza in direzione opposta con l'intento di stimolarla, ma più propriamente, bisognerebbe dire, di drogarla, con il risultato di alimentare ulteriormente la speculazione (vds i provvedimenti di quantitative easing). E' logico pensare che questa spirale perversa finisca in un boom apocalittico che obbligherà i governi ad affrontare davvero i problemi di fondo che la determinano. Inviterei Bottarelli a chiarire quali, a suo giudizio, essi siano e come andrebbero risolti. Mi pare comunque evidente che gli schemi culturali-economici attuali siano piuttosto obsoleti e che ci sia una sostanziale incapacità ad elaborarne di nuovi.