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ITALIA-FRANCIA/ Sapelli: altro che decreto, ci serve una nuova Iri

Pubblicazione:mercoledì 30 marzo 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La campagna italiana delle armate franco-tedesche continua. I due invasori, che agiscono e colpiscono divisi, sono come l’Imperatore dantesco: appaiono nell’immaginario e nelle volizioni tanto degli imperiali quanto dei repubblicani nazionali, ovvero dei cosmopoliti e dei patrioti, tutti protesi alle conquiste straniere, ma in realtà sono bene assisi sui loro reciproci troni e si lanciano in brevi campagne molto ben studiate con molta pazienza, che lasciano gli avversari - veri o finti che siano - esterefatti, sebbene i referenti locali delle rispettive monarchie - che bene sono conosciuti da tutti e occupano tanto il potere visibile quanto quello invisibile - non si degnano neppure di nascondere i loro volti e di lasciare le loro mosse. 

Attorno alla campagna per il regno d’Italia si sviluppano molte leggende. La prima di tutte è quella per cui la Francia, monopolista per vocazione non vi è nessun dubbio, sia anche la monarchia più chiusa alle scorribande degli eserciti avversari. Se si fa, invece, una piccola, elementare, ricerca di diritto commerciale e internazionale comparato, si scopre una realtà diversa.

In primis, la Francia è molto più indifesa dinanzi alle truppe avversarie di quanto non si pensi, dal punto di vista della sua tradizione giuridica (e ciò induce i governi a, periodicamente, riaggiornare le liste dei settori cosiddetti strategici, con ben poco successo, in verità) e molte altre nazioni europee son ben più arroccate di essa dinanzi alle ricordate incursioni. 


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COMMENTI
30/03/2011 - ecco tutto (francesco taddei)

non è che non ci piace che gli stranieri investano in italia. non ci piace quando avviene come a Terni che la proprietà tedesca smembra un pezzo di industria (vedi settore magnetico ast) e la porta in germania. chi ci dice che i capitali francesi non aumentino la quota di latte francese nel latte parmalat, penalizzando così i produttori italiani? pensate non sia possibile? e perchè no? voi giornalisti ed economisti maestri di pensiero dovreste pensare prima alla gente e poi ai numeri.