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Economia e Finanza

ITALIA-FRANCIA/ Sapelli: altro che decreto, ci serve una nuova Iri

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

L’Italia, per esempio, è molto meno giuridicamente indifesa, ma questo ai più non importa: continuano a cantare alla luna. Generalmente, poi, i francesi hanno acquisito aziende italiane in accordo con le medesime. Si veda la vicenda Edison, che nasce dal ceppo della difesa degli interessi della famiglia Agnelli, ansiosa di furiuscire dall’energia pur di accordarsi su un prezzo che i monopolisti francesi soltanto potevano garantire, facendo perdere all’Italia Edison e ruinare un’azienda principesca come Asm di Brescia; e che dire, poi, della vicenda Fiat che è ora giunta al suo disvelamento addirittura per decisione degli stessi azionisti italiani, con buona pace di tutti i fautori dell’ italianità e della torinesità…

Nel caso Parmalat, va ricordato, Lactalis ha acquistato le azioni non da degli italiani, ma da dei fondi Usa, tanto è vero che la magistratura ha posto in atto un’inchiesta che segue appunto quei sentieri giuridici di difesa da me ricordati. E che non incoraggeranno certo altri investitori stranieri, di cui un’Italia a crescita bassissima ha un disperato bisogno, a continuare la campagna d’Italia.

In ogni caso, voglio fare il pedante: solo il 4,1% delle imprese italiane è posseduto da azionisti stranieri. La Spagna, per fare un esempio dove la nostra brillante Enel ha combattuto con Endesa, vede le sue imprese possedute per il 4,5%. E la Germania, ricordo per tutti il caso Mannesmann-Vodafone, segnala una percentuale di possesso straniero del 6,3%. E la Francia? L’arroccatissima Francia vede il capitale straniero ascendere nelle sue imprese a ben il 10,3%. Il Regno Unito ascende al 12,2%, mentre la centralissima geostrategicamente Austria sale in vetta con il 19,8%. Questo  per riportare un po’ d’ordine nella discussione. 


COMMENTI
30/03/2011 - ecco tutto (francesco taddei)

non è che non ci piace che gli stranieri investano in italia. non ci piace quando avviene come a Terni che la proprietà tedesca smembra un pezzo di industria (vedi settore magnetico ast) e la porta in germania. chi ci dice che i capitali francesi non aumentino la quota di latte francese nel latte parmalat, penalizzando così i produttori italiani? pensate non sia possibile? e perchè no? voi giornalisti ed economisti maestri di pensiero dovreste pensare prima alla gente e poi ai numeri.