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ITALIA-FRANCIA/ Sapelli: altro che decreto, ci serve una nuova Iri

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ma certo non basterà e non placherà gli istinti protettivi. Non ci si può esimere dal ricordare, tuttavia, che ciò che conta è che una nazione, al di là dell'azionariato, possegga in sè le risorse direttive e di ricerca e sviluppo, quale che sia la proprietà, e che si ampli e non solo si conservi l’occupazione. Sono nato in un tempo in cui mia nonna a Natale, eravamo poverini, comperava il panettone Motta perché costava meno di quelli delle pasticcerie torinesi, ma era più buono perché posseduto dall’Iri che abbondava in tuorli d’uovo freschi e buon latte, pagato dai contribuenti perché era strategico far sognare i bambini a Natale con delle buone leccornie. 

Poi con il panettone è sparita l’Iri che era fondata su un apparato giuridico così solido da aver dato lezioni di economia mista a tutto il mondo. Mi pare che ora si sia dinanzi allo stesso problema. Dietro il latte vi sono i produttori di latte: lo so. È come nella grande distribuzione: dietro di essa vi sono i fornitori. Allora occorre non fare leggi, ma accordi e sviluppare una moral suasion fatta di capacità manageriale, di eccellenza logistica, di tassazione favorevole e di burocrazia non oppressiva.

Gli Imperatori non si spaventano. Si ammaliano e si blandiscono. Possono così diventare protettori benevolenti e supplire alle carenze di territori e di azionisti e di manager non in grado di far bene i panettoni… e molti altri beni meno saporiti ma assai più utili (strategici?): automobili ed energia prima di tutto.

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COMMENTI
30/03/2011 - ecco tutto (francesco taddei)

non è che non ci piace che gli stranieri investano in italia. non ci piace quando avviene come a Terni che la proprietà tedesca smembra un pezzo di industria (vedi settore magnetico ast) e la porta in germania. chi ci dice che i capitali francesi non aumentino la quota di latte francese nel latte parmalat, penalizzando così i produttori italiani? pensate non sia possibile? e perchè no? voi giornalisti ed economisti maestri di pensiero dovreste pensare prima alla gente e poi ai numeri.