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FINANZA/ 2. Riuscirà l’Italia a evitare la seconda "trappola" dell’euro?

Pubblicazione:giovedì 31 marzo 2011

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Il senso che si trae dalla lettura dei resoconti dell’audizione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, alla Commissione Bilancio della Camera è che non è certo giunto il momento del “riposo del guerriero”. L’espressione, tratta dal titolo di un romanzo francese di successo negli anni Sessanta, rende l’idea del quadro della situazione dell’Italia nel consesso europeo meglio delle consuete frasi sulle ricreazioni il cui tempo non è ancora arrivato.

In sostanza, Tremonti ha confermato quanto anticipato da ilsussidiario.net di ieri: un’attenta lettura del patto per l’euro dimostra a tutto tondo che non ci verranno fatti sconti per veri o supposti “fattori mitiganti”. Quindi, dobbiamo mettere in sesto la nostra finanza pubblica. Il “guerriero” è, in primo luogo, l’inquilino di Via Venti Settembre, ma in effetti lo siamo tutti noi. Tanto il rapporto indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e Pil, quanto il rapporto stock di debito e Pil vanno drasticamente ridotti. Nei prossimi tre anni, il primo deve essere portato a meno del 3% e il secondo a meno del 90%.

Ci potrebbe essere concessa una dilazione (di uno-due anni), ma il quadro non cambia: di fronte a noi abbiamo un aggiustamento pari ad almeno quattro punti percentuali del Pil ogni anno, maggiore di quello effettuato nel 1992-1999 quando la posta in gioco era essere ammessi o meno nell’unione monetaria. Ciò è molto più importante di eventuali norme costituzionali sulla copertura finanziaria delle spese: abbiamo già l’articolo 81 della Costituzione che - lo prova l’esperienza - è stato interpretato in modi e maniere che ci hanno portato alla situazione attuale. Il nodo è come farlo.


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COMMENTI
31/03/2011 - sussidiarietà regole e municipalizzate (francesco taddei)

invece di pensare a enel e finmeccanica perchè non pensiamo a regole per aste pubbliche che adottino standard di valutazione europei e adottarle per legge invece che per benevolenza del buon politico? pensiamo poi a quei buchi senza fondo che sono le municipalizzate da privatizzare con aste e regole prima citate. perchè non cerchiamo una mediazione di compromesso con le associazioni dei consumatori per la gestione del servizio idrico invece di darlo ad Acea(caltagirone) e Suez gdf (francesi)? perche nessuno mi risponde?

RISPOSTA:

Sono perfettamente d'accordo, ma occorre certamente una norma a carattere costituzionale, in quanto le attività delle municipalizzate sono nelle potestà dei Comuni (Giuseppe Pennisi)