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IL CASO/ Se il caro petrolio avvicina Alitalia ad Air France...

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Una cosa è certa: gli shock esterni sono elementi tipici del business dell’aviazione civile e la rivolta di tutto il Nord Africa ne è l’ennesimo esempio. Se tutte le compagnie aeree verranno colpite da questa ennesima crisi, alcuni operatori soffriranno di più. Air France, come ricordato, è la compagnia più esposta, ma la stessa Alitalia ha una buona presenza verso il Nord Africa. La compagnia italiana, dopo aver chiuso il 2010 in perdita, rischia di non raggiungere il break-even a causa degli eventi esterni.

 

La compagnia ha fatto certamente un recupero rispetto al 2009, dato che le perdite nei primi tre trimestri si sono fermate a 125 milioni di euro, ma se il prezzo del petrolio dovesse rimanere elevato, il pareggio non sarebbe più raggiungibile. Se così fosse, al termine dei tre anni di blocco della concorrenza fatta dal Governo italiano per favorire Alitalia (scade a fine 2011), la situazione rischierebbe di precipitare.

 

La stessa compagnia ha beneficiato nel momento della rinascita dell’evoluzione favorevole del mercato del greggio. Iniziando a operare il 13 gennaio del 2009, Alitalia ha potuto acquistare e fare scorte di carburante a dei prezzi inferiori a 60 dollari al barile per buona parte del 2009. L’impatto positivo è continuato anche nel 2010, dato che i prezzi del carburante sono rimasti “relativamente” bassi.


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