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J’ACCUSE/ Ecco perché il decreto rinnovabili è contro la Costituzione

Pubblicazione:venerdì 4 marzo 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Sembra debole, tra l’altro, la motivazione espressa dal Ministro Romani in un’intervista apparsa oggi su un noto quotidiano, quando spiega che con questo Decreto “i nostri tecnici stimano che nel fotovoltaico si potrà evitare un impatto aggiuntivo di 2 miliardi di euro all’anno”. In una situazione generale ancora di grave crisi, non solo economica ma anche energetica, di cui ancora purtroppo non si conoscono i possibili sviluppi (vedi la situazione libica e più in generale del Nord Africa e, comunque, per l’Italia di grande dipendenza dall’estero) dire oggi che si evitano costi economici è quantomeno azzardato.

 

Né si può fare appello ai 20 miliardi di euro che costerebbero negli anni gli incentivi per le rinnovabili, quando nel nostro Paese è ancora sotto gli occhi di tutti il cosiddetto provvedimento Cip 6, che dal 1992 fissò gli incentivi per le energie rinnovabili, ma che con l’aggiunta delle due famose parole “e assimilabili” ha concesso un incentivo pluridecennale anche per l’energia elettrica prodotta in qualsiasi modo e ha di fatto arricchito in questi anni tutta una serie di grandi aziende di livello nazionale (i cui nomi sono noti) a spese dei consumatori e delle famiglie. Per una cifra pari, come dicono gli esperti, a circa 40 miliardi di euro.

 

In ogni caso dal D.Lgs, così come licenziato dal CdM, emergono degli evidenti rilievi di incostituzionalità che confermano quanto detto all’inizio: retroattività, violazione del principio di affidamento, disparità di trattamento, Chiediamo al Ministro Romani che ponga particolare attenzione al fotovoltaico diffuso residenziale, che non solo è da incentivare ma che occorre promuovere in quanto contribuisce a migliorare l’efficienza energetica e l’autoproduzione di energia elettrica per la propria casa. Certo, occorrerà essere vigili e attenti, ma senza correre il rischio di gettare il bambino assieme all’acqua sporca.


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