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J’ACCUSE/ Ecco perché il decreto rinnovabili è contro la Costituzione

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A mio parere, è giusto porre delle limitazioni ai grandi impianti a terra, che in alcune regioni hanno avuto un impatto troppo marcato e invasivo nell’utilizzo, in certi casi troppo indiscriminato, dei terreni agricoli. Ma salvaguardando sempre lo stato di diritto a cui tutti, e in primis lo Stato, debbono attenersi: la non retroattività e il principio di affidabilità sono cardini che devono tutelare l’iniziativa economica privata, altrimenti ci si pone in contrasto con l’art. 41 della Costituzione che questa libera iniziativa tutela.

 

Occorre dunque che il nuovo intervento legislativo sia promulgato al più presto, possibilmente entro il mese di marzo e per questo basterebbe integrare il D.Lgs di ieri rimandando la rimodulazione degli incentivi agli allacci effettuati dopo il prossimo 31 dicembre: intervento questo che sarebbe da tutti apprezzato, in quanto eliminerebbe le incertezze per chi deve fare gli investimenti ed evitando così il blocco del settore fotovoltaico.

 

Nella definizione dei nuovi incentivi si dovrà tener presente, a mio parere, che il costo a KW di un impianto residenziale da 3 a 20 KW è circa il doppio di un impianto da 1.000 KW. Sarebbe giusto dunque non variare gli incentivi almeno per questi piccoli impianti residenziali, ma operare riduzioni su taglie superiori: questo permetterebbe al Governo di centrare anche i suoi obiettivi di riduzione del costo complessivo, a vantaggio, però, delle famiglie italiane.

 

(Mario Saporiti, Presidente ENER20 S.p.A.)

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