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SCENARIO/ 1. Bertone: così le banche tengono in scacco l'Europa

Pubblicazione:venerdì 4 marzo 2011

Mario Draghi e Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica) Mario Draghi e Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica)

A prima vista, le reazioni non potrebbero essere più diverse. Di fronte alla crescita dell’inflazione, infatti, il presidente della Federal Reserve ha reagito parlando, per la prima volta, di un possibile “quantitative easing 3” in grado di prendere il posto del QE2, la cui scadenza è prevista per la fine di giugno. La ripresa Usa, a detta della Federal Reserve, ha ancora necessità di un abbondante sostegno da parte della politica monetaria, nonostante la pioggia di dollari in giro per il pianeta abbia avuto grosse responsabilità nella bolla delle commodities e del petrolio.

 

Un’emergenza, quest’ultima, che spaventa l’America meno del previsto: grazie alle nuove forme di estrazione dell’energia (“shale gas”, sabbie bituminose, ecc.) la produzione di idrocarburi negli States è tornata a livelli record, nonostante la chiusura dei pozzi del Golfo del Messico dopo l’incidente di Exxon. Continua, perciò, la politica del denaro a costo quasi zero, per la gioia degli operatori finanziari che reinvestono i quattrini nei Paesi emergenti, Brasile in testa, dove l’inflazione si accompagna all’aumento di valore della moneta.

 

In Europa, al contrario, l’impennata dei prezzi ha provocato la reazione “tradizionale” della Bce. Di fronte alla prospettiva che venga stabilmente varcata la soglia del 2%, cioè la soglia di inflazione che si è data la banca centrale, lo stesso Jean Claude Trichet ha parlato in maniera esplicita di un possibile ritocco dei tassi per il 7 aprile. Lo stesso presidente, quasi a metter le mani avanti contro le critiche, ha subito precisato che “il petrolio non è l’unica ragione” che rischia di riaccendere i prezzi.

 

Eppure, non è facile cogliere queste ragioni: la ripresa, nell’eurozona, resta asfittica; il livello dei salari non cresce, né si registra certo un afflusso di nuova domanda di credito per investimenti. Infine, il livello della produzione resta al di sotto della capacità produttiva, nonostante il contributo determinante della domanda da Oriente. Insomma, se si guarda alla media dei Paesi Ue è difficile individuare le ragioni per un rialzo che, quantomeno, rischia di essere prematuro. Certo, il quadro cambia se si osserva da vicino la macchina economica tedesca, che marcia a pieno regime. Ma non sarà un rialzo di un quarto di punto dei tassi a frenare la corsa dell’export della Germania Federale.


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COMMENTI
05/03/2011 - NWO (Antonio Servadio)

Chiaro, chiarissimo: un governo sovranazionale globale esiste già, certamente non è la EU, è quello in mano alla finanza.