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LA STORIA/ Da 3 a 150, quell’energia che ha "allargato" un’impresa fino in Sud America

Pubblicazione:lunedì 7 marzo 2011

La centrale Hidromaule Lircay La centrale Hidromaule Lircay

In alcune parti dell’America Latina esistono centrali idroelettriche già dai primi del Novecento, specie in quelle zone dove storicamente si produce caffè. Negli anni Settanta, si sono costruite tante dighe e in Sudamerica c’era la più grande del mondo, quella di Itaipù al confine tra Brasile e Paraguay, prima che venisse costruita quella delle Tre Gole sul fiume Yangtze, in Cina. In questi anni si sta assistendo a una rinascita della costruzione di centrali, perché lo sviluppo economico dell’area richiede più energia e c’è anche la volontà di portarla ovunque nei paesi, anche nei villaggi. Si sta praticamente riproponendo l’elettrificazione che noi abbiamo visto nell’Ottocento in Italia, con la costruzione delle centrali sulle Alpi, che hanno portato elettricità nelle città. Allora le prime società elettriche italiane erano all’avanguardia e noi stiamo esportando la nostra tecnologia allo stesso livello.

 

Ci può fare un esempio?

 

Come gruppo abbiamo in attivo quasi un migliaio di Megawatt di centrali realizzate nel mondo. Le più belle sono le tre che si trovano in Cile e che sono totalmente nostre, non costruite per terzi. La più grande - la Hidromaule “Lircay”, inaugurata nel 2009 - è stata inserita nel “The Infrastructure 100”, la pubblicazione che raccoglie le 100 grandi opere infrastrutturali più interessanti al mondo, tra cui il Mose di Venezia. La nostra è l’unica centrale idroelettrica menzionata. Questo perché è stata riconosciuta la sua valenza ambientale e sociale, che le è valsa anche un finanziamento dall’International Finance Corporation del Banco Mondiale.

 

Come ha fatto la vostra centrale a meritare questi riconoscimenti?

 

Essa sorge in una valle dove c’è un’associazione di circa 4.000 agricoltori, che aveva dei canali irrigui. Abbiamo sfruttato quest’acqua che scorreva “senza scopo” per la nostra centrale. I canali di questi agricoltori, oltre a servire le piantagioni, producono adesso energia elettrica, che loro stessi possono usare al meglio. Si tratta di un esempio di utilizzo plurimo della risorsa acqua, importante anche dal punto di vista ambientale e sociale. Tra l’altro, questa centrale l’abbiamo costruita forti dell’esperienza sviluppata sui canali irrigui della Lombardia, dove abbiamo una ventina di impianti. Esportiamo quindi un’esperienza italiana di livello, sia tecnico, per la realizzazione vera e propria della centrale, che di know how organizzativo, che ci ha permesso di coinvolgere gli agricoltori nello sviluppo del progetto e di trovare i fondi necessari all’opera.

 

Ci può raccontare com’è nata la vostra azienda?


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