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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Perché Trichet e la Merkel ci vogliono ancora in crisi?

La Bce si prepara ad alzare i tassi di interesse, condannando - spiega MAURO BOTTARELLI - con il benestare della Germania, i paesi periferici dell’euro

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Le condizioni per una tempesta perfetta ci sono tutte e la Bce, questa volta, ci ha messo davvero del suo: a fronte di una ripresa inesistente, bloccata in Occidente da uno squeeze fiscale e in Asia da uno squeeze del credito, a Francoforte stanno per schiacciare il bottone dell’autodistruzione. Occorrerebbe in queste ore che qualcuno imponga ai funzionari della Bce di leggere il saggio “Systematic Monetary Policy and Effects of Oil Price Shocks” scritto nel 1997 dall’allora professore di Princeton, Ben Bernanke.

Già, perché già allora la risposta ai tonfi dell’economia dovuti agli shock petroliferi era chiara: «La maggior parte dell’impatto dell’aumento del prezzo del petrolio sull’economia reale è attribuibile alle risposte delle banche centrali, non alla pressione inflattiva generata dallo shock stesso», scriveva il buon Ben. Il problema è che per ingraziarsi il capo della Bundesbank, Alex Weber, all’Eurotower sono invece pronti a dimostrarsi più falchi dei falchi e agire sotto dettatura: d’altronde è innegabile che la vita o la morte dell’euro dipendano dai tedeschi, Maastricht in realtà si basa su due clausole non scritte in base alle quali l’eurozona deve essere gestita con criteri teutonici e, soprattutto, Berlino gode del diritto di veto sulla politica monetaria.

Che si fa, quindi? Si annuncia un bell’aumento dei tassi di interesse ad aprile in pieno shock petrolifero, stessa idiozia compiuta nel luglio del 2008: siamo alla versione in salsa europea della teoria della “terra piatta”. Certo, non siamo nel 2008, questo si sa, ma l’afflusso di massa monetaria M3 si è contratto sia a dicembre che a gennaio, è stato negativo fin dallo scorso agosto (da 9,52 trilioni di euro a 9,48) e lo stesso è accaduto per la massa monetaria M1: di fatto, il credito privato sta crescendo solo del 2%.

D’altronde cosa possiamo aspettarci, l’attuale Bce è la stessa che nel 2005 stette con le mani in mano e mantenne tassi reali negativi mentre la massa monetaria M3 cresceva dell’8% (il doppio quasi del tasso di riferimento, fissato al 4,5%) e le bolle di proprietà dei Pigs andavano fuori controllo. Il perché di quell’atteggiamento lo conoscete tutti: i tedeschi, in quel momento, avevano bisogno di tassi al di sotto della soglia di equilibrio di Eurolandia. La radice della crisi attuale sta tutta in questa politica segreta, nel patto tra Berlino e Francoforte per discriminare i Pigs a vantaggio dell’export tedesco: se a Madrid, qualcuno decidesse di denunciare la Bce per condotta disdicevole e rottura del vincolo di mandato di fronte alla Corte Europea, farebbe la cosa giusta.


COMMENTI
09/03/2011 - Abolire le banche centrali (J B)

Le banche centrali sono il problema ed andrebbero abolite assieme alla riserva frazionaria ed al monopolio dello stato sulla moneta. Finchè non verrà compresa la domanda fondamentale "che cosa è il denaro" non se ne esce. Se i governi dei Piigs avessero la possibilità di ritornare alla loro moneta, farebbero cioò che hanno sempre fatto: i mercantilisti. Ovvero, favorirebbero l'export a fronte di uno svilimento della lora loro moneta. Quindi massima distruzione delle ricchezza a favore dei soliti pochi. Mettiamocelo in testa: dal ginepraio dove le banche centrali ed i nostri politici alla ricerca di soldi facili per promesse elettorali non mantenibili ci hanno messo non se ne esce. (salvo l'arrivo di qualche invenzione fondamentale tipo fusione fredda che darebbe al sistema marcio qualche decade o più di sopravvivenza). Siamo nella fase "up" del commodity pendulum, politiche monetarie o meno. Quando i cinesi faranno rivalutare lo Yuan liberamente (per ora hanno anche loro dei keynesiani nelle stanze dei bottoni che logicamente sbagliano tutto) è game over per l'occidente, partendo dagli US. Per noi occidentali, la cura passa da tagli draconiani alla spesa pubblica ed alle imposte da far sembrare quanto visto fino ad ora una passeggiata. Meglio augurarsi un default salutare che faccia da purga. In Italia speriamo poi, otturandosi debitamente il naso, che quando il default arriverà, la Lega costituirà un governo del nord e le altre regioni faranno uguale