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Economia e Finanza

IL CASO/ Gas e petrolio spingono l’Italia verso il nucleare

La situazione creatasi in Nord Africa deve far riflettere l’Italia sulla sua dipendenza energetica e, spiega SILVIO BOSETTI, far accelerare il ritorno del nucleare

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Su un noto canale televisivo americano scorrono in un riquadro le drammatiche immagini degli scontri che si susseguono in Libia. Sul riquadro di sinistra, più ampio, si assiste a un serrato dibattito sul tema delle ricadute nel mercato Usa del settore energetico. Nella parte inferiore, quella dedicata alle notizie, scorrono intanto i prezzi di olio e gas e, in particolare, si evidenzia il loro andamento degli ultimi tre anni che ha raggiunto punte di 140 dollari al barile nel luglio 2008 e che in queste drammatiche ore è ritornato a livelli stabilmente superiori ai 100 dollari.

L’impatto delle rivolte della Libia sui prezzi dei carburanti e del gas (cresciuti negli States di oltre il 25%) allarma i commentatori d’Oltreoceano. Come è risaputo, negli Usa i cittadini usano moltissimo i trasporti in auto e le merci viaggiano su gomma. Appena usciti da una crisi finanziaria, si teme ora quella dei costi dell’energia. La discussione nello studio televisivo, però, verte anche su un’altra questione: è stato giusto avere arricchito quei paesi a rischio con politiche energetiche che hanno consentito loro di fare guadagni straordinari negli ultimi 20 anni?

Il mercato dell’energia è globale da decenni, ma ogni volta che accadono tragedie geopolitiche, come i fatti di queste settimane nel Nord Africa, se ne risentono fortemente gli effetti. Nel Nord America, come nei grandi paesi asiatici (Cina in testa), se ne fa soprattutto una questione di prezzi, ma qui da noi, nella vecchia Europa, questa crisi potrebbe rivelarsi anche un problema per la sicurezza degli approvvigionamenti.

Nel nostro Paese per ora non ci sono preoccupazioni di breve periodo, come subito riferito dagli organi di governo e dalle grandi imprese energetiche (Eni innanzitutto), e come già ben descritto anche su questo giornale. Abbiamo fieno in cascina: disponiamo di stoccaggi di gas naturale e di carburanti per i prossimi mesi e comunque siamo ben collegati con gasdotti provenienti da altre zone extraeuropee. Ma la strategia politica del Paese in fatto di energia con questa situazione deve fare i conti nei prossimi mesi.