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IL CASO/ Gas e petrolio spingono l’Italia verso il nucleare

Pubblicazione:mercoledì 9 marzo 2011

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Nel frattempo, vanno citate le due decisioni politiche assunte la scorsa settimana in Europa e in Italia. La prima risale al precedente lunedì, allorché si sono radunati a Bruxelles i capi dei ministeri dell’energia europei. Il documento approvato ribadisce senza esitazioni le priorità strategiche condivise: lotta ai cambiamenti climatici, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività dei prezzi. Per i prossimi 10 anni, il Consiglio auspica una regolazione unica del mercato europeo dell’elettricità e del gas, l’incremento delle azioni per l’efficienza energetica, il potenziamento delle infrastrutture interne di trasporto (elettricità e gas), la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica a ridotta emissione di carbonio. Tutto ciò con una ulteriore richiesta di contributi finanziari alla ricerca industriale e alla innovazione.

 

La seconda determinazione, più prossima a noi, è stata l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle nuove norme che regolano gli incentivi per le fonti rinnovabili. Esse rappresentano un futuro importante, ma bisogna investire maggiormente su innovazione e ricerca per arrivare alla competitività economica.

 

In Italia produciamo l’80% della nostra energia con gas naturale e oli e siamo dipendenti da paesi extraeuropei per oltre il 70% dei nostri fabbisogni. Nessun altro Paese al mondo è nelle nostre condizioni. La politica degli approvvigionamenti è stata intelligente e razionale, perché attraverso la diversificazione dei gasdotti non siamo fortunatamente legati a unico sistema estero (Russia o Algeria, Paesi del Golfo o del centro Asia). Ma ciò non cambia il nostro assetto di nazione europea maggiormente vincolata ai gasdotti extraeuropei.


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