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IL CASO/ Gas e petrolio spingono l’Italia verso il nucleare

Pubblicazione:mercoledì 9 marzo 2011

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Abbiamo avviato da alcuni anni un’intensa azione di investimenti sulle energie rinnovabili (il solare fotovoltaico e, soprattutto, l’energia eolica) e siamo ormai tra i primi produttori di elettricità al mondo con queste tecnologie. Ma questa risorsa costituisce un contributo ancora troppo modesto (non più di qualche punto percentuale) rispetto alle necessità di energia di un grande consumatore come è l’Italia. Senza dimenticare che quelle fonti rinnovabili agiscono a intermittenza (il vento, se va bene, soffia sulle pale eoliche meno di 2000 ore annue e il fotovoltaico produce per meno di 1500) e sono imprevedibili, non immagazzinabili e non programmabili.

 

Serve quindi comunque un’azione per rinnovare il nostro parco produttivo dell’elettricità e ridurre la sua dipendenza dal gas: la scelta nucleare avviata dal Governo e dal Ministro Scajola nel 2008, lo abbiamo detto forse già troppe volte, è stata una scelta coraggiosa e portata avanti con straordinaria forza normativa e legislativa. Però, da un anno tutto è tornato a dormire. Si viaggia stancamente verso un referendum, promosso dallo spirito distruttivo dell’Italia dei Valori, previsto per giugno e di cui, per fortuna, non si discute per nulla. Ma è l’azione politica e istituzionale positiva che sta mancando; l’Agenzia per la Sicurezza, pur costituita da alcuni mesi, è sprovvista del minimo sostegno finanziario e non decolla. Ci si sono poi infilate le Regioni chiedendo autonomia su questa materia solo per mettersi di traverso.

 

Così in Italia, mentre il citato dibattito sulla rete Usa si conclude con considerazioni condivise dagli “anchormen” presenti in studio: produrre elettricità con le fonti nucleari per ridurre la dipendenza e introdurre forti incentivi per le auto elettriche nei trasporti locali per diminuire il ricorso al petrolio ed eliminare le emissioni. Un mondo possibile già oggi, ma forse troppo perfetto.



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