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FINANZA/ 1. Bertone: le "pagelle" alle banche che possono bocciare l'Italia

La Borsa di Milano (Imagoeconomica) La Borsa di Milano (Imagoeconomica)

Tutto questo non giustifica, si potrebbe obiettare, la reazione dei mercati all’annuncio in arrivo dall’Ubi. La necessità di rafforzare il patrimonio delle banche è cosa ben nota da tempo. Per giunta, gli istituti italiani arrivano all’appuntamento con una pagella migliore della concorrenza. Non solo il sistema ha retto all’ondata della crisi dei subprime, ma l’esposizione verso le aree a rischio dell’eurozona non supera quota 80-90 miliardi, ovvero un quinto degli impegni del sistema bancario francese, ancor di meno rispetto ai tedeschi. Né sul destino dei conti delle banche di casa nostra incombe la spada di Damocle dell’esposizione sul mercato immobiliare, che ha praticamente annientato il sistema delle cajas spagnole al cui confronto le rettifiche di valore su crediti del sistema italiano (che comunque assorbono più di metà del risultato di gestione) restano ben poca cosa.

Ma, d’altro canto, non si può trascurare che: 1) Ubi non è una banca qualsiasi. Il presidente, Corrado Faissola, è stato fino a pochi mesi fa al vertice dell’Abi con l’esplicito sostegno di Giovanni Bazoli, grande estimatore dell’ad dell’istituto bergamasco, Victor Massiah, uno degli emergenti del sistema. La sensazione, insomma, è che la scelta di procedere, a sorpresa, a un aumento di quella portata assuma il valore di un test di portata generale. 2) L’Ubi, come del resto le banche maggiori, aveva a disposizione strumenti più morbidi di intervento: la conversione, ad esempio, del prestito convertibile di 639 milioni che non è stato invece preso in considerazione. Perché, al contrario, si è scelto di imboccare la via più drastica? E che effetti avrà questo sulle scelte delle banche più importanti? Fino a ieri era legittimo pensare che sia Intesa che Unicredit, per far fronte alle esigenze di capitali, avrebbero puntato sulla dismissione di assets o sull’emissione di strumenti di “quasi” capitale, come i Cocobond (già utilizzati in Piazza Cordusio); adesso, al contrario, sembra privilegiata la strada più impervia. Perché? 3) Al solito, in questi casi, i mercati finanziari sono pronti a prendere in considerazione le ipotesi più fantasiose, sull’onda dell’emozione. E così si favoleggia di possibili “buchi”. Oppure, con maggior serietà, si prende atto che gli istituti bancari potrebbero presto essere impegnati in nuove, impegnative, operazioni al servizio del sistema delle imprese con assunzione diretta di partecipazione. A partire da Parmalat, ad esempio.