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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Il "giallo" del piano di riforma scomparso svela le crepe del governo...

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Il Tesoro, dopo aver sentito i tecnici dei principali Ministeri coinvolti, avrebbe tenuto conto delle osservazioni della Commissione. E, secondo il modello econometrico del Dipartimento del Tesoro, l'insieme di tutte le misure prese in considerazione determinerebbe nel quadriennio 2011-2014 un impatto positivo sul tasso di variazione del Pil pari in media a 0,4 punti percentuali all'anno. Inoltre, l'effetto sul tasso di variazione dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione sarebbe pari in media a 0,3 punti percentuali l’anno. Nel triennio successivo (2015-2017) ci sarebbe un impatto medio annuo sul tasso di variazione del Pil di 0,3 punti percentuali. Nel 2018-2020 gli investimenti registrerebbero un forte incremento del loro tasso di variazione (0,7 punti percentuali in media annua), mentre l'effetto sul tasso di variazione del Pil sarebbe di 0,2 punti percentuali l'anno.

Dato che i risultati macroeconomici delle riforme e il loro grado di efficacia potrebbero risentire della tempistica con cui saranno realizzate e della congiuntura, se espansiva o recessiva, sarebbe stato elaborato anche uno scenario “prudenziale”, dove l'entità degli shock simulati attraverso i modelli è stata ridotta del 50%. Attenzione, anche nello scenario ottimista si passerebbe da un tasso di crescita dell’1% nel 2011 a uno del 2,3% nel 2014 - ben lontani del 3-4% che solo qualche settimana alcuni stimavano che sarebbe risultato dalla “frustata” che sarebbe stata data dal Governo all’economia. Nello scenario “prudenziale” si arriverebbe all’1,5% (sempre nel 2014). Ossia cambierebbe poco o nulla.

In questo contesto macro-economico, il Pnr considererebbe completata la riforma delle pensioni, punterebbe ad ampliare la contrattazione decentrata senza impatto per il bilancio dello Stato e a migliorare l'efficienza amministrativa, nonché a un “Piano nazionale per le reti di nuova generazione”, per il quale sarebbero state predisposte operazioni di partenariato pubblico-privato in cui sarebbe coinvolta la Cassa depositi e prestiti, “senza impatto per i saldi di finanza pubblica”. Attenzione: contrariamente alle anticipazioni di due-tre settimane fa, non si preconizzerebbe nulla di sostanziale in materia di privatizzazioni e liberalizzazioni. Al contrario, ci potrebbero essere interventi della mano pubblica in politica industriale.