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SCENARIO/ 1. Pelanda: così l'Europa prepara la nuova crisi dell'Italia

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Il presidente della Bce Claude Trichet (Imagoeconomica)  Il presidente della Bce Claude Trichet (Imagoeconomica)

C’è una contraddizione tra l’aumento dei tassi deciso dalla Bce (dall’1% allo 1,25%) la settimana scorsa e la dichiarazione del suo presidente, Trichet, fatta sabato durante l’eurosummit in Ungheria: la disoccupazione nell’eurozona resta a livelli inaccettabili. Se voglio favorire la ripresa e l’occupazione, infatti, devo mantenere il costo del denaro il più basso possibile e non certo alzarlo. Cerchiamo di capire.
La Riserva federale statunitense (Fed) sta mantenendo i tassi del dollaro ai minimi per accelerare il riassorbimento della disoccupazione in America, con certo successo. Va detto che lo statuto della Bce la obbliga a mettere in priorità il contrasto all’inflazione mentre quello della Fed le assegna due missioni: la difesa dall’inflazione, ma anche la stimolazione monetaria dell’economia, concedendole più flessibilità nel tollerare la prima. Anche perché il sistema economico americano molto liberalizzato combatte meglio l’inflazione via efficienza di quanto riesca a farlo il più rigido modello europeo.
Ciò giustifica la Bce? Va notato che il rischio di inflazione nella zona euro dipende dal rialzo del prezzo del petrolio tipicamente non contenibile con manovre di politica monetaria. Lo si può contenere solo mandando in recessione brutale l’economia, cioè tagliando la domanda complessiva. Vuole veramente fare questo la Bce? Ma prima di rispondere dobbiamo chiederci se si rende conto che, alzando i tassi mentre il dollaro non lo fa, alza il valore di cambio dell’euro, con impatto depressivo sull’export e sul turismo. In particolare di quei Paesi ad economia più debole e debito elevato come Grecia, Portogallo e Spagna, nonché l’Italia, che dipendono molto dal turismo ed il cui export è più sensibile al cambio. E se si rende conto, inoltre, che più il dollaro scende e più il prezzo del petrolio sale perché i produttori non vogliono rinunciare al profitto per svalutazione della moneta in cui il prezzo viene fissato.


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COMMENTI
11/04/2011 - Fuori dall'Europa (Mariano Belli)

L'Europa nell'accettare a malincuore la nostra presenza nell'unione aveva comunque fatto bene i suoi conti. Ora ci vogliono anche perfino usare, sventolandoci in faccia i sussidi che a qualcuno fanno sempre gola, come area di sfogo del flusso dei migranti. A queste condizioni non ha senso restare, recuperiamo la nostra sovranità illegittimamente perduta. (e tanto è questione d tempo anche per chi resta...lo spirito unitario europeo semplicemente è una pura invenzione)

 
11/04/2011 - usciamo? (francesco scifo)

Penso sia giunta l'ora di chiedersi seriamente se sia opportuno indire un referendum per valutare l'uscita dell'Italia dalla unione monetaria o, addirittura, dalla UE. Dopotutto per entrare nell'Unione Monetaria e per approvare la Costituzione Europea, mentre negli altri stati democratici è stato indetto uno specifico referendum, da noi il popolo è sempre stato tenuto fuori dai giochi, a prescindere dal colore politico del Governo di turno.