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Economia e Finanza

SOS MARCEGAGLIA/ Porro: servono meno tasse. Bertone: sì, ma come ha fatto il Belgio

Emma Marcegaglia (Foto Ansa)Emma Marcegaglia (Foto Ansa)

Per quanto abbia fatto o non fatto il Governo, la Marcegaglia ha detto ai suoi colleghi imprenditori che “non è il momento di scaricare sugli altri le colpe”. Il problema, spiega però Porro, «è capire se Confindustria, a prescindere da Emma Marcegaglia, rappresenti i grandi colossi o le piccole imprese. Infatti, quest’ultime sono anni che, nonostante questo governo e la crisi economica, riescono ad andare avanti, rimboccandosi le maniche, esportando, ristrutturandosi, cercando di trovare collaboratori migliori, investendo molto nella ricerca e nell’innovazione di prodotto. Ci sono, invece, altre imprese, quelle grandi in particolare, che hanno pensato che lo Stato elargisse risorse come nel passato, attraverso i soldi dei contribuenti. Ma questo non è avvenuto».

Ma di che cosa hanno bisogno le imprese per non sentirsi “abbandonate” e cosa si può fare per sostenere quelle che fino a oggi si sono date da fare e sono riuscite a sopravvivere? «Se dovessi dire cosa vorrebbero le Pmi “meritevoli” di cui ho parlato prima - risponde Porro -, credo che, come tutte le persone che lavorano seriamente, vogliano in primis pagare un po’ meno tasse, visto il loro alto livello in Italia. E questo Governo certamente non le ha ridotte, anzi per le imprese lo ho fatto Prodi. Basterebbe anche un altro segnale molto semplice: far versare l’Iva nel momento in cui viene incassata. Oggi, infatti, le aziende devono pagarla anche quando le loro fatture restano inevase. E per chi non ha grossi fondi in banca a disposizione non è certo il massimo. Credo che poi vogliano un miglioramento nella burocrazia (e su questo c’è stato uno sforzo di Brunetta) e nelle infrastrutture (in questo caso occorrerà più tempo per vedere i risultati di quel che il Governo si è impegnato a fare)». E lo Statuto delle imprese, approvato a fine marzo all’unanimità dalla Camera? «È una legge perfetta - spiega il vicedirettore de Il Giornale - perché aiuta soprattutto le piccole imprese e stabilisce un principio sacrosanto: la proporzionalità degli adempimenti in base alle dimensioni. Ciò vuol dire che non si potrà pretendere da un’impresa di pochi dipendenti quello che viene chiesto a una multinazionale da migliaia di impiegati». In sintesi, «il Governo si deve impegnare per meno tasse e regole per le imprese. Anche per quel che riguarda la revisione dell’articolo 41 della Costituzione non si è visto nulla dopo l’annuncio del Consiglio dei ministri del 9 febbraio».

Pur ammettendo che questa riforma sarebbe positiva, «così come i controlli a posteriori anziché le pratiche ex ante», Bertone si chiede «se c’è poi tanto bisogno di questo tipo di politica industriale. Ci sono anche dei grandi progetti di sistema, come la banda larga, che non decollano, ma forse è perché non ne abbiamo la forza e sarebbe quindi meglio procedere con dimensioni diverse, magari cablando solo alcune zone. Sinceramente, non vedo la necessità di una grande politica industriale che poi in assenza di risorse non riusciamo a realizzare. Certo, ci vorrebbe un pochino di coraggio sulla scelta fiscale, ma sarebbe bene imparare in proposito un’altra lezione dal Belgio: una parte del risanamento dei suoi conti è dovuta alla maggior produttività e alla crescita economica legata al traino della Germania; l’altro pilastro è stato la cancellazione di tutte le detrazioni fiscali a vantaggio delle imprese. In pratica, hanno spostato la fiscalità dalle persone alle cose agendo sull’Iva e hanno sgravato le imprese da aliquote molto alte, ma per fare questo hanno anche abolito tutto quell’armamentario di agevolazioni e detrazioni che da noi è impropriamente definito politica industriale, che puntualmente si trasforma in un assalto alla diligenza, volutamente a vantaggio dei più furbi».