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FIAT/ Fatto 30, per Marchionne è ora della “campagna d’Oriente”

Pubblicazione:mercoledì 13 aprile 2011

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

I problemi di mercato continuano anche nel resto del mondo. Dopo il mancato accordo in Russia, dove Sollers ha abbandonato la joint venture a favore di Ford, Fiat continua a vedere una presenza quasi nulla nei due mercati del futuro: Cina e India. Nel subcontinente indiano l’accordo con Tata non decolla, mentre nel Paese del Dragone la casa italiana è ormai distanziata dai colossi Toyota e Volkswagen. L’unico mercato in via di sviluppo dove Fiat continua a comportarsi bene è quello brasiliano, dove si gioca la leadership con la stessa Volkswagen. Il passo ulteriore dell’azienda guidata da Sergio Marchionne verso la fusione con Chrylser rimane comunque positivo. Una Fiat “sola” non potrebbe sopravvivere in un mercato sempre più globalizzato.

Sorprendono invece le dichiarazioni della Fiom, che, tramite il suo segretario generale Maurizio Landini, ha espresso la paura che la casa automobilistica diventi americana. Quel che non capisce una parte del sindacato italiano è che poco importa dove sia posizionata un’azienda, ma è essenziale che si continui a produrre in un determinato Paese. La Fiat “italiana” ha visto la produzione di autoveicoli dimezzarsi in un decennio, arrivando a dei livelli inferiori a Belgio e Repubblica Ceca. Avere “testa e corpo” italiani non risolve i problemi di un’azienda, ne favorisce gli investimenti nel nostro Paese.

La Fiom farebbe bene a guardare all’esperienze estere. In Gran Bretagna, dove non esiste più un marchio britannico, la produzione è superiore tre volte a quella italiana, grazie all’arrivo di case automobilistiche straniere. Lo stesso succede in Spagna, dove Seat è ormai un gruppo del marchio Volkswagen e dove grandi gruppi stranieri hanno investito per produrre. Il rischio maggiore non è dunque quello che Fiat scappi dall’Italia, quanto che la casa torinese sia troppo poco globalizzata per resistere alla concorrenza globale.


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COMMENTI
13/04/2011 - sogno e realtà (francesco taddei)

L'egregio Giuricin dovrebbe informarsi di quello che è successo a Terni: la Thiessen krupp ha trasferito in Germania il comparto magnetico diminuendo le dimensioni e la produttività dell'azienda a favore del Paese d'origine, pur essendo, quella di Terni una realtà competitiva. Così la Volkswagen ha il suo centro direzionale in Germania dal quale progetta lo stile Seat. In Inghilterra oltre alle fabbriche è presente il centro stile e la direzione per il mercato europeo di Toyota e Honda. c'è differenza e molta fra le belle idee di Giuricin e la realtà di un mercato mondiale non così lineare come si pensa.

RISPOSTA:

Gentile Taddei, La ringrazio per il suo intervento. Restando nel settore auto, l'esempio che Lei porta sull'Inghilterra conferma quanto scritto nell'articolo. Toyota non è un'impresa inglese, ma ha deciso di produrre in UK, cosi come tante case automobilistiche non inglesi. Il centro stile Seat è in Germania, ma in Spagna si continuano a produrre tre volte il numero di veicoli che sono prodotti in Italia, grazie non solo a Seat, ma soprattutto a produttori esteri. Quindi è necessario saper attrarre capitali stranieri che producono autoveicoli in Italia (non italiani) e non certo chiudersi in nazionalismi dannosi. Il mercato non è per nulla lineare e credo che dall'articolo si possa intuire che non potrei mai sostenere una posizione tale. (Andrea Giuricin)