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FINANZA/ 1. La crisi spinge gli Usa alla "guerra" con l’Europa

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No, semplicemente quel report era un messaggio sottobanco non tanto ai mercati quanto alla Fed affinché si metta in testa che il Qe3 deve essere comunque fatto, magari in altra forma per non dare nell’occhio: il dollaro non è debole perché l’Europa alza i tassi e gli Usa no, è debole perché gli investitori hanno perso fiducia nel biglietto verde. Come spiegare altrimenti il fatto che ieri, appena aperte le contrattazioni a Wall Street, sul sito di Cnbc sia apparsa un’intervista con il guru degli investimenti e vice-presidente di Blackstone Advisory Services, Byron Wien, secondo cui «il mercato azionario Usa potrebbe vivere un’estate da incubo dopo la fine del Qe2 in giugno e, siccome non penso ci sarà un Qe3, il mercato sarà estremamente vulnerabile».

Come dire, la Fed ci pensi bene. D’altronde, di fronte a un Paese con un deficit di budget di 1,5 trilioni di dollari che si entusiasma e parla di accordo storico per tagli da 38 miliardi, viene da ridere. Peccato che da ridere ci sia davvero poco: l’Europa, divisa come mai, deve mettersi in testa di essere in guerra economica. Altrimenti, rischia di rendersene conto quando sarà troppo tardi: da giorni i grandi soloni dell’economia e della finanza Usa parlano soltanto di rischio di contagio della crisi del debito alla Spagna, nei fatti anticipando le mosse a orologerie delle agenzie di rating.

Top-down, questa la definizione usata negli Usa per dimostrare che il debito spagnolo, combinato con la debolezza del settore privato, che quindi non aiuta quello pubblico, non appare affatto gestibile nel medio termine. Fossi spagnolo, tremerei.

P.S. Nel momento in cui scrivo queste righe di post scriptum, il voto finale alla Camera sul cosiddetto “processo breve” non è ancora avvenuto, in compenso fuori da Montecitorio il popolo viola-grillino-Idv e chi più ne ha, più ne metta da stamattina (ieri, ndr) protestava con veemenza (ma, domanda legittima, questa gente non lavora al pari di quei tifosi che spendono le giornate al campi di allenamento della loro squadra del cuore e si fanno riprendere da Sky mentre salutano la mamma?): non so come è andata a finire, se è passato, non è passato, se Napolitano ha già annunciato che lo casserà. E poco mi importa, francamente.

Una cosa la so: ieri lo spread tra titolo decennale italiano e Bund tedesco era sotto i 120 punti base e il nostro cds sovrano a 5 anni è sceso di un altro 5,48% a quota 125.80 punti base, segnale che chi mette i soldi nel nostro debito e scommette sul nostro sistema-Paese ha fiducia nell'Italia e nel suo governo (con i mille limiti che ha e con quanto di più potrebbe e dovrebbe fare per l'economia). Quindi, al netto delle mie diverse abitudini private e pubbliche, Dio mi conservi un premier peccatore, monopolista e un po' guascone che però ha tenuto in piedi il Paese con il terzo peggior debito del mondo nel pieno della peggiore crisi dal 1929: i partner europei si tengano pure i loro impettiti, formali, eleganti, integerrimi, puri, virginali ed educatissimi leader. Ma anche i loro default, i loro spreads, i loro cds e i loro rating da terzo mondo.

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