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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. L'Italia "appalta" all'estero il Piano delle riforme

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il Programma nazionale di riforma. Nessuna “frustata” e molte speranze sulla crescita internazionale al suo interno, come spiega GIUSEPPE PENNISI

Giulio Tremonti insieme a Roberto Calderoli e Maurizio Sacconi nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri di ieri (Ansa)Giulio Tremonti insieme a Roberto Calderoli e Maurizio Sacconi nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri di ieri (Ansa)

È naturalmente difficile commentare il Programma nazionale di riforma (Pnr) se, al momento in cui iniziamo a scrivere questa nota (alle 19:00 del 13 aprile 2011), il testo ufficiale completo non è stato ancora diramato (neanche per via elettronica) e il comunicato del Consiglio dei ministri tenuto nel primo pomeriggio per esaminare il Pnr è molto scarno. Dal sito del Governo si apprende che il Pnr è stato “approvato”. Da alcuni giornali sappiamo che il documento consta di circa 100 pagine e delinea una strategia macroeconomica quale quella già anticipata su queste pagine lunedì 11 aprile.

In breve, l’aumento del tasso di crescita dall’1% nel 2011 all’1,5% nel 2013 (non certo spettacolare) dipenderebbe quasi interamente dall’aumento del tasso d’investimento, pilotato, ove non trainato, da quello in opere pubbliche. Se il testo integrale del documento lo conferma, ci si è basati su un modello econometrico aggregato del tipo Harrod-Domar - molto in uso negli Anni Cinquanta e Sessanta, ma già nel 1968 severamente criticato in un saggio breve, ma magistrale, dell’allora giovane Paul Streeten.

Naturalmente, la modellistica del Dipartimento del Tesoro non è così rozza. Il modello Harrod-Domar viene integrato con elementi della modellistica alla Klein in cui la variabile esogena più importante è l’andamento del commercio internazionale; infatti, a “tirare” il tasso di crescita dell’1% all’1,5% sarebbero non solo l’aumento dell’investimento, ma anche quello delle esportazioni (al traino di una crescita del commercio internazionale e di un miglioramento della competitività del “made in Italy”).