BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SCENARIO/ Montezemolo vs. Tremonti: quanto può crescere davvero l'Italia?

Luca di Montezemolo ha criticato Giulio Tremonti e le scelte del Governo in tema di economia che lasciano le imprese in una situazione difficile. Il commento di UGO BERTONE

Giulio Tremonti e Luca di Montezemolo (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti e Luca di Montezemolo (Foto Imagoeconomica)

C’è poco da scherzare, puntualizza uno stizzito Luca di Montezemolo in difesa dell’erede Emma Marcegaglia, finalmente in sintonia con l’ex presidente di Confindustria. C’è poco da scherzare, caro Tremonti, sulla solitudine degli imprenditori. Soprattutto dopo che tu stesso hai confermato che l’Italia non cresce.

Qui non si tratta di eliminare, come tu vai dicendo, fastidiosi “colli di bottiglia” che rallentano la marcia del sistema. Semmai, sarebbe il caso di levare i tanti tappi che la politica impone al Paese: il blackout all’attività legislativa, ormai concentrata da mesi dal braccio di ferro sulla giustizia; la moltiplicazione degli incarichi pubblici, a ogni livello, che suonano a insulto per le difficoltà del Paese; i continui rinvii della riforma fiscale, più volte promessa, mai messa in cantiere.

Critiche pretestuose, che nascondono le prove tecniche di un partito degli industriali già rivolto al dopo Berlusconi? O segnali delle frustrazioni di un Paese che si sente abbandonato a se stesso? In realtà, Giulio Tremonti si presenta all’appuntamento con il Documento di economia e finanza con alcuni bei voti in pagella.

Tanto per cominciare, non va sottovalutato il fatto che la spesa pubblica è scesa sotto il 5% del Pil, a testimonianza che la crescita, pur blanda, non è drogata” da un supplemento di sostegni dal fronte della pubblica amministrazione, come è avvenuto in buona parte d’Europa. Certo, la virtù del Tesoro italiano trova spiegazione nello stato di indigenza delle casse pubbliche, che hanno reso necessaria la temperanza nella spesa e un maggior rigore sul fronte dell’evasione. Ma un anno fa, quando la diga dei debiti sovrani cominciava a scricchiolare dalle parti di Atene, la finanza pubblica e privata italiana ha rischiato grosso: non erano in pochi dalle parti della City a dare per scontato che, complice la bassa produttività dell’economia e lo stock di debito accumulato, il rischio italiano avrebbe raggiunto picchi elevati, con effetti devastanti per il fabbisogno e per la salute delle banche italiane.