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SCENARIO/ Montezemolo vs. Tremonti: quanto può crescere davvero l'Italia?

Pubblicazione:venerdì 15 aprile 2011

Giulio Tremonti e Luca di Montezemolo (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Luca di Montezemolo (Foto Imagoeconomica)

Al contrario, la barca ha tenuto. Grazie ai risparmi delle famiglie, che hanno fatto fronte alle scelte del welfare senza intaccare il patrimonio accumulato. Ma anche a una gestione accorta del debito pubblico. E tutto sommato, il sistema ha in sé i capitali e la credibilità necessaria per assicurare il rafforzamento patrimoniale degli istituti di credito richiesto da Basilea 3. Non è poca cosa, se si pensa che Madrid, per evitare il collasso delle banche, dovrà fare massicciamente appello ai quattrini di Pechino: 13 miliardi di euro sui 15 necessari per rafforzare il sistema. Un’ipoteca che peserà sulle scelte di politica economica a lungo.

Per carità, si poteva e si doveva fare di più. Soprattutto sul fronte della riforma fiscale. In questi anni la Germania, ad esempio, ha garantito miglior competitività alleggerendo le aliquote sui redditi di imprese ritoccando al rialzo quelle sull’Iva. In questo modo si è rafforzato l’export mentre l’aumento dei beni ha colpito le importazioni.

Qualcosa del genere va fatto anche da noi. Anzi, non si capisce perché non sia già stato fatto. A meno di non considerare il fatto che l’Iva è l’imposta più evasa in questo Paese cuccagna per gli evasori. Il fiscalista Tremonti, insomma, non se l’è sentita di dichiarare una guerra già persa, senza otre combattere con armi adeguate, dalla fiscalità di vantaggio a norme che, come è accaduto per la nuova tassazione sui fitti, possano mettere finalmente in conflitto gli interessi di chi paga e di incassa, unico modo per evitare l’evasione dilagante e diffusa a ogni livello.

Infine, non è poi così vero che in Italia non si faccia politica economica. A giudicare dalle manovre su Parmalat, per la verità, sorge il sospetto che se ne faccia fin troppa e in direzioni sbagliate. Senza tener nel debito conto le richieste di quel popolo di produttori che, dalla Brianza dei mobili agli elettrodomestici di Treviso fino alle capitali del tessile-abbigliamento, Biella e Prato, hanno reagito alla grande e in questi mesi stanno raccogliendo ordini in tutto il mondo.


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