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SCENARIO/ 2. Ecco il nuovo centrodestra "tedesco" targato Tremonti

Pubblicazione:lunedì 18 aprile 2011

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Non è il solo esempio di una sintonia inedita fra cooperative e Governo. Fin dall’inizio della crisi finanziaria, Tremonti ha indicato proprio nelle banche popolari e di credito cooperativo gli istituti più vicini al territorio e che non hanno fatto mancare i finanziamenti alle piccole imprese, rispetto ai colossi bancari. Non ci si è limitati alle parole: il progetto di Banca per il Sud, propugnato dal ministro dell’Economia, avrà un pilastro pubblico nelle Poste Italiane e uno privato proprio nelle Bcc e nelle banche popolari.

Non si può neppure considerare soltanto una mera novità cronachistica il rapporto collaborativo e sistemico con le fondazioni bancarie, uno dei bersagli del centrodestra primigenio per i vertici quasi tutti di estrazione della vecchia Dc, e spesso della sinistra Dc, e ora assurte a un ruolo fondamentale nella strategia tremontiana di rafforzare il sistema bancario italiano e di irrobustire la risposta dello Stato nella politica economica. La moral suasion del Tesoro e della Banca d’Italia verso gli enti creditizi riuniti nell’Acri presieduta da Giuseppe Guzzetti per partecipare agli aumenti di capitale necessari alle banche ha sortito effetti positivi.

Così come si stanno moltiplicando le iniziative che vedono la Cassa depositi e prestiti (controllata al 70% dal Tesoro e al 30% dalle fondazioni) protagonista di un’inedita politica economica e anche industriale del Paese: non soltanto attraverso la gestione delle partecipazioni nelle maggiori aziende pubbliche, ma con progetti come Fii (il Fondo per la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese), l’housing sociale e adesso anche il fondo strategico per avere quote di aziende ritenute di rilievo nazionale sulla scorta dell’esperienza francese del Fondo Fsi.

Chiamatelo colbertismo tenue, o economia sociale di mercato di stampo tedesco, sta di fatto che il centrodestra - senza un reale dibattito nei partiti ma attraverso decreti e atti amministrativi - sta subendo una metamorfosi che può allarmare i più liberisti o soddisfare chi ha un’anima più sociale.


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