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FINANZA/ La grande "truffa" dietro la crisi degli Usa

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In realtà, è solo una “frode”! Ora vi spiego perché, o almeno ci provo, partendo da alcuni concetti chiave. Prima di tutto, partiamo dalle basi riguardo i concetti di tassi d’interesse e default insurance, o assicurazione sul default. Il fattore principale nella determinazione del tasso d’interesse è il rischio di default, ovvero il rischio che chi ha contratto un prestito non sia in grado di ripagare il prestatore. Normalmente, più è alto il rischio di default, più alto è il tasso d’interesse richiesto dagli investitori (il cosiddetto risk/return trade off). Ad esempio, un bond denominato “junk”, ovvero spazzatura, ha un rischio di default molto alto, quindi deve pagare un premio - un tasso d’interesse - più alto.

C’è però un’eccezione, una grande eccezione: ovvero prestare denaro utilizzando la “default insurance”. Volete un esempio tutto made in Usa? Citibank, utilizzando il suo “Ultimate savings account”, paga ai correntisti tassi ridicoli, ad esempio lo 0,10% per depositi inferiori a 10mila dollari: più salgono i depositi, più salgono i tassi, ma sempre nell’ordine del decimale. Per 1 milione di dollari o più, il tasso d’interesse è dello 0,40%! E Citibank non è una banca sana, lo sappiamo tutti: nel novembre del 2008 beneficiò del cosiddetto “sweet deal” offertogli dall’allora presidente George W. Bush consistente in una linea di credito da 20 miliardi di dollari e 306 miliardi in garanzie sui prestiti.

Ma come fa una banca quasi insolvente a prestare denaro a quei tassi d’interesse ridicoli e restare in piedi? Le paroline magiche che lo rendono possibile sono “Fdic Insurance”, ovvero la banca paga un minimo premio alla Fdic (Federal deposits insurance corporation, un’agenzia indipendente creata dal Congresso «per mantenere stabilità e fiducia pubblica nel sistema bancario») e questa le offre una garanzia governativa per prestare denaro praticamente gratis. Peccato che “default insurance” come queste possono distorcere il mercato e abbassare il tasso di interesse richiesto anche al più problematico dei richiedenti prestito.

Nei fatti, la “default insurance” fa scomparire il rischio e quindi è non solo popolare, ma pesantemente abusata: proprio per questo, ci sono diversi tipi di “default insurance”. Il più famoso è rappresentato dai cds, o credit default swaps, una sorta di contratti di assicurazione sul rischio di default di una controparte. Ma altri strumenti seguono lo stesso pattern dei cds: ci sono le “bond insurance”, contratti in base ai quali un sottoscrittore obbligazionario paga un premio a una parte terza che pagherà interessi e capitale in caso di default, ovvero in caso l’emittente del bond non sia in grado di farlo.

C’è poi la “demand guarantee”, la “standby letter of credit”, la “lenders mortgage insurance” per il ramo immobiliare: mille nomi per la stessa cosa. E poi, ecco le “put options”, ovvero una forma di assicurazione che ripaga in caso qualcosa vada distrutto o in default, strumenti molto utilizzati per proteggere i portafogli d’investimento. Ci sono, però, anche put options sui Treasuries, strumenti capaci di mantenere bassi i tassi d’interesse: non a caso, oggi come oggi queste opzioni sono estremamente a buon mercato.


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COMMENTI
24/04/2011 - "Nel lungo periodo saremo tutti morti!" (Silvano Rucci)

Nei modelli macroeconomici, come quello degli USA e dell’EUROPA, nel lungo periodo avviene la piena mobilità dei capitali finanziari ed inoltre avviene la piena mobilità di questi capitali tra le Nazioni. Però è famosa l'affermazione di John Maynard Keynes che ha detto "Nel lungo periodo saremo tutti morti".

 
20/04/2011 - Maria aveva capito tutto (Vittorio Cionini)

Ero un ragazzo (oggi ho più di settant'anni) quando Maria, una domestica molto intelligente ma analfabeta, se uscì con la frase "Non capisco perchè dicono che lo stato non ha soldi. Ma non li stampa lui?". Tutti ridemmo senza renderci conto che per casa girava un genio della finanza. Vittorio Cionini

 
19/04/2011 - la crisi del tesoro americano (antonio petrina)

Dopo la sentenza di assoluzione delle banche sul caso parmalat ogni "grida" agli istituti bancari che hanno effettuato false comunicazioni , rimangono vox clamans in deserto e non sono penalmente rilevanti : i clienti sono avvertiti . Ma per i debiti sovrani, gli stati possono ,anzi devono,comportarsi diversamente , per cui sarà la ristrutturazione del debito di alcuni paesi europei una lezione oltreoceano ?

 
19/04/2011 - Sempre bravo. (J B)

Di bene in meglio. Negli ultimi articoli noto con piacere è in un "crescendo rossiniano", caro Bottarelli. Se penso a tutti quei Phd cervelloni alla Fed con Iq superiori alla media... mi fanno quasi tenerezza. Hanno un lavoro inutile che crea solo danni al libero mercato e non si rendono conto (o forse si) di come le loro intromissioni distorsive nel libero mercato creino il ciclo di boom e bust che puntualmente viviamo. Chissà se qualcuno di loro la notte prima di coricarsi, magari leggendo di nascosto Gary North, si chiede se forse sarebbe meglio le banche centrali non esistessero. Secondo me no. Ma non si sa mai... Ad ogni modo, Obama o no, personalmente non credo i repubblicani possano fare la differenza. Per ora mi pare solo Ron Paul conosca bene le dinamiche economiche che potrebbero fare la differenza.