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FINANZA/ La grande "truffa" dietro la crisi degli Usa

Pubblicazione:martedì 19 aprile 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Ma come è possibile? Primo, alterando le percezioni del mercato. Se le opzioni servono a denominare il livello di rischio attraverso la loro prezzatura, opzioni a buon mercato come quelle sui Treasuries di fatto sottendono un solo messaggio ai mercati: i T-Bills sono sicurissimi. E anche se i rendimenti sono bassi, il cittadino medio americano è ben contento di prendere T-Bills se ha la certezza che quell’investimento sia sicuro in tempi di insicurezza globale. Secondo, alterando il concetto di domanda e offerta. Gli investitori, infatti, comprano put options invece di vendere i bonds che hanno in portafoglio: insomma, queste opzioni a prezzi stracciati e il loro miraggio di sicurezza garantiscono che il pubblico resti nel mercato obbligazionario Usa, esattamente come la Fdic insurance garantisce la presenza di clienti e correntisti a banche potenzialmente insolventi. E i cosiddetti consulenti d’investimento fanno la loro parte, consigliando “caldamente” ai loro clienti l’acquisto di queste opzioni miracolose...

Il problema è che l’utilizzo di massa di put options ha creato un’intera classe di investitori che compra T-Bills e contemporaneamente scommette contro di essi! Nassim Taleb, l’idolatrato autore de Il cigno nero, raccomanda di shortare i Treasuries, ma la sua strategia è più complessa: propone, infatti, di investire il 95% del capitale proprio in assets ultra-sicuri come Treasuries statunitensi, utilizzando al tempo stesso put options per proteggersi dal collasso dei Treasury bonds. Davvero un genio, vale la pena di ritenerlo un guru. Ed è proprio per questo motivo, per persone come Nassim Taleb e altre migliaia e migliaia come lui che “consigliano” il pubblico degli investitori, che le put options sono così a buon mercato.

Ma perché la vendita di “default insurance” sul proprio debito, ciò che sta accadendo negli Usa, rappresenta nei fatti una “frode”? Immaginate di poter andare sul mercato e vendere put options sul vostro debito, cosa comporterebbe per voi? In prima istanza abbattere a zero i premi di rischio sul mutuo, le carte di credito, ecc. e abbassare drasticamente i tassi d’interesse che siete chiamati a pagare. Secondo, guadagnare i premi derivanti dalla vendita delle put options. Le quali, se vendute in alto numero, possono garantirvi entrate che superano i vostri pagamenti di interessi, garantendovi di fatto un profitto dal vostro debito! Terzo, se anche andate in default o bancarotta, le put options diventerebbero senza valore visto che le emettete voi, costandovi nulla.

Bene, il governo federale degli Stati Uniti sta facendo esattamente questo! E la scelta di dar vita a questa “frode” parte da lontano, le prime tracce sono infatti contenute nelle trascrizioni degli atti del meeting del Fomc (Federal open market committee) del 24 e 25 giugno del 2003, nel quale si definivano le operazioni di mercato - acquisto e vendita di securities dell’Us Treasury e di altre agenzie federali - come «principale strumento per implementare la politica monetaria». I primi due nomi nell’elenco dei partecipanti di quel meeting erano Alan Greenspan e Ben Bernanke, passato e presente della Fed e Vincent Reinhart, segretario ed economista del Federal open market committee stesso e Dino Kos, manager del System ppen market account (Soma), ovvero l’ente che gestisce e sovraintende le operazioni open market della Fed: insomma il gotha.


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COMMENTI
24/04/2011 - "Nel lungo periodo saremo tutti morti!" (Silvano Rucci)

Nei modelli macroeconomici, come quello degli USA e dell’EUROPA, nel lungo periodo avviene la piena mobilità dei capitali finanziari ed inoltre avviene la piena mobilità di questi capitali tra le Nazioni. Però è famosa l'affermazione di John Maynard Keynes che ha detto "Nel lungo periodo saremo tutti morti".

 
20/04/2011 - Maria aveva capito tutto (Vittorio Cionini)

Ero un ragazzo (oggi ho più di settant'anni) quando Maria, una domestica molto intelligente ma analfabeta, se uscì con la frase "Non capisco perchè dicono che lo stato non ha soldi. Ma non li stampa lui?". Tutti ridemmo senza renderci conto che per casa girava un genio della finanza. Vittorio Cionini

 
19/04/2011 - la crisi del tesoro americano (antonio petrina)

Dopo la sentenza di assoluzione delle banche sul caso parmalat ogni "grida" agli istituti bancari che hanno effettuato false comunicazioni , rimangono vox clamans in deserto e non sono penalmente rilevanti : i clienti sono avvertiti . Ma per i debiti sovrani, gli stati possono ,anzi devono,comportarsi diversamente , per cui sarà la ristrutturazione del debito di alcuni paesi europei una lezione oltreoceano ?

 
19/04/2011 - Sempre bravo. (J B)

Di bene in meglio. Negli ultimi articoli noto con piacere è in un "crescendo rossiniano", caro Bottarelli. Se penso a tutti quei Phd cervelloni alla Fed con Iq superiori alla media... mi fanno quasi tenerezza. Hanno un lavoro inutile che crea solo danni al libero mercato e non si rendono conto (o forse si) di come le loro intromissioni distorsive nel libero mercato creino il ciclo di boom e bust che puntualmente viviamo. Chissà se qualcuno di loro la notte prima di coricarsi, magari leggendo di nascosto Gary North, si chiede se forse sarebbe meglio le banche centrali non esistessero. Secondo me no. Ma non si sa mai... Ad ogni modo, Obama o no, personalmente non credo i repubblicani possano fare la differenza. Per ora mi pare solo Ron Paul conosca bene le dinamiche economiche che potrebbero fare la differenza.