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FINANZA/ La grande "truffa" dietro la crisi degli Usa

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Nel corso del meeting, Reinhart sottolineò la necessità per la Fed di riuscire a ottenere un effetto di crescita sull’economia nonostante i bassi tassi d’interesse e poco dopo passo la parola a Kos, il quale descrisse schematicamente gli approcci alternativi possibili per il suo Desk per la conduzione della politica monetaria: 1) estendere le maturazione medie sulle holdings domestiche del Soma; 2) porre dei tetti ai rendimenti più a lungo termine dei Treasuries; 3) utilizzare strumenti derivati, come le put options. Ripeto, siamo nel 2003, almeno un’era finanziaria fa! Direte voi, ora la Fed in difficoltà ha posto in essere la terza opzione - che potremmo definire nucleare - semplicemente perché le prime due sono ritenute inefficaci: no, lo fa perché le prime due le ha già utilizzate. Inutilmente.

Per quanto riguarda l’estensione della maturazioni del portafoglio della Fed, i geniacci giunsero alla conclusione che questa operazione avrebbe portato all’estinzione di 200 miliardi di dollari di T-bills in sei mesi e all’acquisto di Treasuries a lungo termine, dai 3 ai 10 anni: la Fed lo ha fatto, ha eliminato short-term bonds con long-term bonds esattamente per l’importo prospettato dal Soma. C’è poi l’imposizione di tetti sui rendimenti dei T-Bills: nel marzo del 2009 l’allora nuovo capo della Fed, Ben Bernanke, annunciò l’imposizione di un tetto sui rendimenti dei Treasuries in ossequio all’acquisto da parte del suo istituto di 300 miliardi di dollari di debito governativo: e così è stato negli ultimi due anni sui Treasuries a lungo termine.

Ecco poi la terza opzione, ovvero l’utilizzo di strumenti derivati, nel caso specifico put options, un qualcosa che la Fed ha già fatto e che «non ha avuto effetti immediati sul portafoglio domestico». A meno che qualcuno non vada in default. Infatti, sul documento del meeting si scrisse acutamente che «naturalmente, un programma di successo (di emissioni di put options, ndr) sarebbe quello in cui nessuna opzione venduta sarà mai esercitata», visto che altrimenti «la Fed potrebbe essere colpita da diversi canali. Primo, anche un programma relativamente piccolo aggiungerebbe indubitabilmente del peso. Secondo, potrebbe rappresentare per la Fed dei costi monetari, deviando dal patto implicito verso i tassi di breve termine. Proprio per questa ipotesi, più opzioni si vendono meglio è. Terzo, un ampio volume di opzioni vendute potrebbe ridurre i rischi di premio legati ai tassi di lungo termine, indipendentemente dal livello di credibilità di ogni impegno politico».

In parole povere, se anche la gente perdesse del tutto la fiducia nella Fed, la vendita di queste opzioni manterrebbe comunque bassi i tassi d’interesse. Per il Fomc, «più opzioni si vendono, più è grande la possibilità di ottenere l’effetto desiderato sui tassi a lungo termine... Ma ovviamente, il rischio per il portafoglio, a livello di riserve e di perdite di capitale, crescerebbe in egual misura e una exit strategy non potrebbe essere così diretta e immediata». Quindi, c’era consapevolezza del rischio di un’operazione simile, ma «la decisione di smettere di vendere più opzioni potrebbe essere interpretata dal mercato come una dichiarazione di intenzioni politiche future e la conseguente corsa a posizioni di mercato dipanate potrebbe essere molto dirompente e far impennare i rendimenti».



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COMMENTI
24/04/2011 - "Nel lungo periodo saremo tutti morti!" (Silvano Rucci)

Nei modelli macroeconomici, come quello degli USA e dell’EUROPA, nel lungo periodo avviene la piena mobilità dei capitali finanziari ed inoltre avviene la piena mobilità di questi capitali tra le Nazioni. Però è famosa l'affermazione di John Maynard Keynes che ha detto "Nel lungo periodo saremo tutti morti".

 
20/04/2011 - Maria aveva capito tutto (Vittorio Cionini)

Ero un ragazzo (oggi ho più di settant'anni) quando Maria, una domestica molto intelligente ma analfabeta, se uscì con la frase "Non capisco perchè dicono che lo stato non ha soldi. Ma non li stampa lui?". Tutti ridemmo senza renderci conto che per casa girava un genio della finanza. Vittorio Cionini

 
19/04/2011 - la crisi del tesoro americano (antonio petrina)

Dopo la sentenza di assoluzione delle banche sul caso parmalat ogni "grida" agli istituti bancari che hanno effettuato false comunicazioni , rimangono vox clamans in deserto e non sono penalmente rilevanti : i clienti sono avvertiti . Ma per i debiti sovrani, gli stati possono ,anzi devono,comportarsi diversamente , per cui sarà la ristrutturazione del debito di alcuni paesi europei una lezione oltreoceano ?

 
19/04/2011 - Sempre bravo. (J B)

Di bene in meglio. Negli ultimi articoli noto con piacere è in un "crescendo rossiniano", caro Bottarelli. Se penso a tutti quei Phd cervelloni alla Fed con Iq superiori alla media... mi fanno quasi tenerezza. Hanno un lavoro inutile che crea solo danni al libero mercato e non si rendono conto (o forse si) di come le loro intromissioni distorsive nel libero mercato creino il ciclo di boom e bust che puntualmente viviamo. Chissà se qualcuno di loro la notte prima di coricarsi, magari leggendo di nascosto Gary North, si chiede se forse sarebbe meglio le banche centrali non esistessero. Secondo me no. Ma non si sa mai... Ad ogni modo, Obama o no, personalmente non credo i repubblicani possano fare la differenza. Per ora mi pare solo Ron Paul conosca bene le dinamiche economiche che potrebbero fare la differenza.