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FIAT/ E ora la Fiom "caccia" Marchionne dall’Italia…

Pubblicazione:mercoledì 20 aprile 2011

Una manifestante Fiom contro Marchionne (Foto Imagoeconomica) Una manifestante Fiom contro Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Si tratta di affermazioni strumentali. Nei referendum abbiamo avuto situazioni in cui gli iscritti della Fim hanno votato no e quelli della Fiom sì. Quindi chi si arroga il diritto di rappresentare i sì e i no sbaglia. I lavoratori hanno fatto una scelta in base a un ragionamento molto pratico: a Pomigliano e Mirafiori non c’era futuro e c’è stata quindi una scelta difficile tra un “non futuro” e un futuro in un certo modo. La Fiom è poi abbastanza “adulta e vaccinata” per sapere di aver deciso da sola, nel senso che ha scelto liberamente cosa fare, così come abbiamo fatto noi e la Fiat in questo non c’entra nulla. Noi abbiamo scelto di provare a condizionare la Fiat, dato che facendo un accordo si resta in gioco e si ha sempre la possibilità di un’interlocuzione. La Fiom poteva decidere di restare in gioco e provare a modificare ulteriormente l’accordo, ma non l’ha fatto.

Resta però il fatto, certificato dai dati europei diffusi ieri, che Fiat continua a perdere quote di mercato.

Marchionne ci ha spiegato che, adesso che il mercato comincia a riprendersi, Fiat arriverà con i nuovi modelli, dalla Ypsilion alla Panda, fino al Suv Jeep. Da parte nostra, gli abbiamo spiegato che ha ritardato un po’ troppo l’uscita dei nuovi modelli, determinando questa perdita di quota di mercato.

Negli ultimi tempi si è aperto un dibattito sulla possibilità che la “testa” di Fiat si sposti a Detroit. Lei cosa ne pensa?

È un tema che non mi appassiona, perché già da tempo la multinazionale globale che è Fiat ha la maggioranza dei suoi dipendenti fuori dall’Italia. Penso che il punto nevralgico rimarrà per lungo tempo qui: non dobbiamo dimenticare che Fiat ha preso Chrysler proprio grazie alla tecnologia che è sviluppata a Torino. Il know how è quindi qui in Italia e ritengo che se avremmo una Fabbrica Italia forte avremo ancora una Fiat italiana. Se le fabbriche italiane chiudono o si indeboliscono, è chiaro che pian piano tutto si sposta da un’altra parte. Quindi dobbiamo far rimanere forte la presenza in Italia per far restare l’azienda italiana. Ma la Fiom sembra fare un gioco contrario.

 

(Lorenzo Torrisi)



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