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FINANZA/ I prestiti "truccati" che possono far crollare i mercati

Pubblicazione:giovedì 21 aprile 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Altro che speculatori e hedge funds, è la Fed a creare le condizioni per commodities alle stelle come in questo momento: se mi offri denaro a costo zero e sono un investitore: cosa faccio? Lo metto sul conto corrente? Compro un bilocale a Tribeca? No, mi getto sul mercato. E come? Prima un dato di roboante discrepanza: negli ultimi due anni i prezzi delle commodities sono saliti in media di quasi l’85%, mentre l’inflazione Usa, intesa come mero aumento dei prezzi, è cresciuta per i cittadini che fanno acquisti solo del 6,3%.

Insomma, la quantità di moneta in circolazione per beni e servizi che i cittadini consumano è aumentata in maniera molto minore rispetto a quella che circola per comprare materie prime e in particolare per l’acquisto di futures su materie prime. Questo per il semplice fatto che a beneficiare delle azioni della Fed non sono i cittadini, ma le grandi banche che usano il denaro artificiale di Stato per rimpinzarsi di derivati e prodotti finanziari, facendo artificialmente salire i prezzi delle materie prime, ma anche i listini azionari. Ecco spiegato l’inghippo del rally infinito anche in tempo di crisi. E di questo parliamo oggi, cominciando dalla definizione di un termine che fareste meglio a stamparvi bene nel cervello: margin debt.

Cosa sia è presto detto. Il margin debt è l’ammontare di denaro preso in prestito dagli operatori di mercato presso banche e brokers per acquistare attività finanziarie, in particolar modo azioni. Il collaterale a garanzia del prestito è costituito dalle medesime attività finanziarie acquistate con il prestito contratto, sul quale ovviamente grava un tasso d’interesse. Sempre grazie alla Fed e alle sue politiche di quantitative easing è stata messa a disposizione del mercato un’enorme messe di liquidità a costo praticamente zero, incentivando negli ultimi mesi la pratica dell’acquisto di azioni a margine.


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