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SCENARIO/ 1. Pelanda: lo scontro tra Germania e Bce manda in "bancarotta" l’Italia

Pubblicazione:giovedì 21 aprile 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La Germania vuole che la Grecia ed altri in difficoltà ristrutturino il debito perché insostenibile. La Bce invece non lo vuole perché teme un contagio di sfiducia su tutti gli altri debiti nazionali e la conseguenza di una crisi bancaria globale e catastrofica. Il confronto tra queste due posizioni sta diventando scontro, in particolare tra il ministro delle Finanze, Schauble, ed il presidente della Bce, Trichet. Ciò impone all’opinione pubblica di prendere posizione in materia, particolarmente in Italia perché l’esito di tale scontro avrà un impatto sulla gestione del nostro enorme debito pubblico.
Il termine “ristrutturazione”, in questo caso, significa “insolvenza parziale”: convertire i titoli di debito greci in altri garantiti da un fondo dell’Eurozona, ma con una perdita di valore. La soluzione riguarda un problema reale. La Grecia non potrà ripagare l’enorme debito ormai cumulato né sostenere i costi del suo rifinanziamento e degli interessi. Per evitarne il fallimento conclamato e l’uscita dall’euro, nonché una crisi bancaria diffusa, si pensa che il mercato possa accettare il seguente scambio: titoli buoni ad un valore minore che sostituiscono quelli cattivi di valore maggiore.
In teoria la mossa potrebbe funzionare se la perdita di valore fosse contenuta entro i limiti, per dire, del 20%. Gli istituti finanziari hanno la capacità, teorica, di recuperare questa perdita in due o tre anni usando i titoli di qualità migliore come base per prodotti finanziari ad alto rendimento. Ma quale percentuale di abbattimento dei valori dei titoli, e quindi del debito greco, sarebbe efficace? Nessuno può calcolarlo con precisione, ma è probabile che per rendere sostenibile il debito della Grecia in relazione alle sue capacità economiche sia necessario non meno del 30%, forse perfino vicino al 50%.


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