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SCENARIO/ 1. Pelanda: lo scontro tra Germania e Bce manda in "bancarotta" l’Italia

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

A tali livelli il sistema bancario dovrebbe registrare una perdita netta e secca e ciò accenderebbe l’effetto contagio. Pertanto, sul piano tecnico, la Bce ha pienamente ragione nell’opporsi all’idea tedesca. Ma la Germania immette nell’analisi costi/benefici un criterio politico: gli elettori tedeschi non saranno disponibili a finanziare un debito greco insostenibile, cioè a rendere disponibili denari nazionali per il Fondo europeo (di 500 miliardi, previsto a regime nel 2013) con la missione di comprare titoli di Stati nei guai che il mercato non vuole comprare o acquista solo a prezzi insostenibili per la nazione emittente.
Potrebbero accettare un minore esborso combinato con uno da parte del mercato che accetta la perdita parziale per ottenere un volume di debito greco poi sostenibile da quella nazione. Ma chi può assicurarlo? Appare probabile, invece, che una volta aperta una fessura di ristrutturazione per il debito greco si scateni la sfiducia sui debiti di Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, Francia e, perfino, Germania stessa. Per poi estendersi fino a quello giapponese (200% del Pil) e statunitense, in aumento pauroso.
L’unica garanzia contro questa crisi catastrofica è che il mercato sia certo che alla fine ci sia un prestatore di ultima istanza, banche centrali e governi, che paghi le obbligazioni al valore facciale. Pertanto, costi quel che costi, gli eurodebiti non possono essere ristrutturati. Ogni nazione, piuttosto, dovrebbe ridurli vendendo patrimonio e facendo più crescita, nel frattempo sostenuta da fondi straordinari europei. Per questo, e per l’interesse italiano, ritengo giusta la posizione della Bce.

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